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Ore 15.21. Utawalla, Africa.

Il sole è caldo. È già passata una settimana dal mio arrivo qui a Nairobi. Per quanto avessi provato a immaginare questa terra e la sua gente, è stato solo mettendoci piede che ho realizzato cosa volesse
dire. Mi ero fatta una vaga idea di questo mondo attraverso i racconti di papà, che per pura coincidenza all’incirca alla mia età, conosceva lo Zambia. Ma l’Africa è da scoprire con i propri occhi, non c’è libro o racconto che possa regalare di piu’ dell’esperienza diretta del viaggio.
Un viaggio che sognavo da tempo..e che ora eccomi qui, sto vivendo.

Sono tornata da poco dalla scuola della baraccopoli di Kariobangi dove tutti i giorni insegno inglese, e cerco di raccogliere i pensieri che mi attraversano mente e cuore, nonostante la difficoltà del lasciare
una traccia scritta delle emozioni fortissime che sto provando. Emozioni senza pari, nel vedere ogni giorno i volti sorridenti di tutti i bambini della scuola, che ormai stanno imparando a conoscermi
e a fidarsi di me, cosi bianca, cosi diversa da loro..e che al mio arrivo in aula si alzano tutti assieme e in coro recitano un dolcissimo “good morning teacher Rosita”.

Il calore, l’ospitalità e l’amore di questa gente ha del surreale, perché mi chiedo come tutte queste vite abbiano energia e sempre un sorriso da mostrare sulle labbra, una carezza, un bacio da regalarti, quando vivono in condizioni che noi definiremmo disumane.

Le lezioni si svolgono in aule fatte di lamiere, tra fognature e polvere, circondate da cumuli di rifiuti maleodoranti. I banchi e le sedie sono spesso opera stessa dei bimbi che, aiutati dai piu grandi, usano le materie prime a loro disposizione per avere un ripiano d’appoggio ed un posto dove sedersi. Ma nonostante la decadenza delle strutture in cui si trovano, spesso buie perché il sole che non riesce a filtrare non le illumina, sono i loro bellissimi occhioni grandi e curiosi e i loro sorrisi a dare luce,  accogliendo con un entusiasmo invidiabile qualsiasi cosa io proponga loro di fare, e nei vestitini spesso rotti e sporchi, mi dimostrano quanta voglia hanno di imparare.

L’impatto del primo giorno è stato forte, mai visti cosi tanti sorrisi in una stanza. E il bello è che questi sorrisi e le continue strette di mano si sono rivelati da subito contagiosi. Basta che uno di noi entri in aula per scatenare la loro euforia e farli correre subito a recuperare una sedia. Anche gli insegnanti apprezzano molto la nostra presenza e non c’è giornata in cui non ci ripetano che siamo i benvenuti.

Sento le urla dei bimbi di Alice Village, eccoli.. sono appena rientrati da scuola; sono i bimbi che vivono nell’orfanotrofio del villaggio dove abito. Molti di loro con alle spalle un passato poco facile, qualcuno è stato abbandonato dai genitori, qualcuno è sieropositivo e sta affrontando le cure necessarie. Ancora una volta, pero’, la regola non viene smentita: non appena mi vedono, mi vengono incontro per abbracciarmi e per invitarmi a giocare, divertiti anche solo dallo scatto di una macchina fotografica o dallo shampoo che uso per lavarmi i capelli. E allora li seguo, e mi faccio trascinare al lavatoio, dove insieme ci divertiamo a lavare il bucato o nel refettorio, dove fanno la cena, che consiste solitamente in carne e ugali, pietanza simile alla nostra polenta e che gustano (e gustiamo) rigorosamente con le mani. Al termine della cena ognuno lava il proprio piatto e poi è l’ora delle preghiere che sono naturalmente a ritmo di musica, cosi come la messa alla quale domenica mattina ho avuto la fortuna e il piacere di assistere. Il bongo, gli acuti delle donne e la musica delle mani in movimento hanno regnato per tutta la cerimonia. Mi ha colpito il senso di partecipazione di tutta la comunità e la loro grande fede, e l’ accoglienza del giovane prete che ci ha introdotto a tutti.

L’Africa è cosi, calda, amorevole, sorridente, eppure ha mille volti.
Non è solo quella degli slums e della povertà estrema, è anche una Nairobi ricca, colma di banche, negozi, cinema e università, di gente che vestita elegantemente ogni giorno sale sui bus per andare a lavorare. È una realtà che fa rabbrividire da quanto contrasti con quella che tutte le mattine ho sotto ai miei occhi, ma è pur sempre un altro suo volto, che ho intravisto sabato sera quando, con gli altri volontari, siamo andati in città per andare a cena in un ristorante etiope. Prima di fermarci al ristorante siamo andati al cinema, dove abbiamo guardato un film in francese sottotitolato in inglese, e dove ho notato altre facce europee sedute nella sala. Un lato dell’Africa che nulla ha da invidiare alle nostre metropoli. La stessa sera ho conosciuto Elisa, la responsabile del progetto qui a Nairobi, una ragazza siciliana che dopo la sua laurea in psicologia, cinque anni fa ha deciso di dare una svolta alla sua vita e di proseguirla qui.

È passata solo una settimana da quando apro gli occhi alle sei e mezza perchè sento il canto del gallo o il vociare e il movimento frenetico dei bimbi che a quell’ora sono già tutti in divisa pronti per andare a scuola. Eppure mi sento già a abituata a tutto quanto, ai ritmi lenti dell’African time, sempre molto approssimativo, che paraddosalmente fa pero’ volare le mie giornate. Inizio ad abituarmi allo swahili che sento parlare, persino ai tragitti quotidiani in macchina con Robert, il nostro fidato autista, che ogni mattina attraversando strade non asfaltate e sporche, ci porta a scuola.

Inizio ad affezionarmi alle continue interruzioni dei bimbi qui nel villaggio che vengono ad augurarci la buona notte mentre ceniamo, alle canzoncine di Trufosa, una bimba del nostro orfanotrofio con la quale ho legato molto e che il secondo giorno che ero qui mi ha già chiesto di restare in Africa per sempre.
Inizio ad affezionarmi anche allo staff, agli altri volontari coi quali sto condividendo questa avventura e con i quali passo gran parte della giornata, tra noi si è creata una bella sinergia. Tutti insieme domenica pomeriggio abbiamo organizzato i compleanni di tutti i bimbi nati nei mesi di gennaio e febbraio, e per l’occasione abbiamo preparato tre torte e ballato con loro.

Mi sento estremamente fortunata a poter vivere tutto questo..e oggi, nel giorno di S.Valentino, dedicato all’amore, io mi sento graziata, davvero circondata di amore.

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