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«Una volta allontanata la giustizia, che cosa sono i regni se non grandi bande di briganti? E che cosa sono le bande di briganti se non piccoli regni?», questa citazione di sant’Agostino può essere adattata alle odierne politiche, lasciando così intendere che senza giustizia non v’è democrazia, quella democrazia che deve essere il propulsore del progresso africano e di ogni civiltà.
In seguito alle elezioni presidenziali keniote, tenutesi il 27 dicembre del 2007 e vinte da Mwai Kibaki, vi furono violenti scontri tra le fazioni schierate a sostegno dei due maggiori candidati alla presidenza della nazione. Le violenze provocarono la morte di più di 1.500 persone e costrinsero circa 300.000 kenioti alla condizione di rifugiati.
In seguito a una lunga mediazione internazionale, i due candidati di maggior spicco, Kibaki e Raila Odinga, giunsero all’accordo di condividere il potere esecutivo, cosicché Kibaki, a scapito delle accuse di broglio elettorale, conservò la carica di Presidente della Repubblica, seppur depotenziata, mentre Odinga fu eletto Primo ministro; il tutto senza che vi fosse giustizia per le vittime degli scontri.
Le rivolte che seguirono le elezioni sottintendevano un disagio intestino tra le tribù costituenti l’etnia keniota (Luos e Kalenjim da un lato e i Kikuyu, più potenti, dall’altro) che, col passare degli anni e a partire dalla decolonizzazione, non si è omogeneizzata nella detenzione del potere. E’ forse questa una delle ragioni per cui i kenioti non sono stati in grado di nominare un tribunale capace di punire i colpevoli delle violenze, dovendo così affidarsi a un processo condotto dall’esterno.
Una tale situazione indusse l’intervento dell’International Criminal Court (ICC) che solo dopo 4 anni (precisamente il 23 gennaio 2012) ha stabilito di processare 4 persone, che potrebbero essere i ricchi mandanti delle violenze: William Ruto (segretario di stato), Joshua Sang, Uhuru Kenyatta (ministro dell’economia e delle finanze) e Francis Muthaura (funzionario di stato).
La giustizia aspetta e con essa la vera democrazia.

A. Palma

Fonti: http://www.economist.com/blogs/baobab/2011/03/icc_and_kenya  e Wikipedia

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