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3 mesi.

Poco più di 3 mesi sono passati dalla sera in cui ho salutato i bimbi di Alice Village, i bimbi della scuola, le mami, gli altri miei compagni di viaggio, l’Africa.

Al di là di qualsiasi aspettativa, mi manca tutto e tanto. Mi mancano i loro sorrisi, le loro urla la mattina appena sveglia, le loro domande, le loro curiosità. Mi manca il dover preoccuparmi solo di indossare un sorriso e un vestito stropicciato e andare struccata a scuola dai bambini.

Mi manca tornare a casa e rincorrerli per il giardino dell’orfanotrofio, mi manca vedere le mami all’opera nelle loro faccende quotidiane. Mi manca il senso di stanchezza che provavo la sera, quel senso di stanchezza che pero‘ sa di felicità.

Al mio rientro in Italia ogni cosa, persino la più banale, era diventata ai miei occhi strana, paradossale. È stato difficile riabituarsi a cose che prima consideravo „normali“. Dopo l’Africa, niente di quel che ci circonda ci sembra più normale.

Non c’è giorno che i miei pensieri non vadano ad Utawalla, ai bambini e alla scuola di Kariobangi, e che non mi domandi cosa stiano facendo, e mi chieda chi di loro sta bene e chi invece purtroppo sta lottando per sopravvivere.

Ogni tanto il pensiero degli slum mi blocca lo stomaco, e mi ricorda quanto fortunata sono a poter prendere ogni giorno la macchina per andare a lavorare, ad avere un piatto caldo la sera quando torno a casa.

I giorni passano, ci si conforma inevitabilmente a questo mondo in cui si è nati, e si continua a vivere di apparenze, di convenzioni, di piccole e quotidiane ipocrisie, ma l’Africa resta. Resta sulla pelle, nel cuore, nei pensieri, indelebile.

Il tragitto in auto con Robert per raggiungere aeroporto la sera della partenza è stato un mix di emozioni. Rabbia, la rabbia nata dalla consapevolezza di non poter aiutare più di tanto, tristezza al pensiero di quanto mi sarebbe mancato tutto quanto, gioia per tutto l’amore che in un mese sono riuscita a respirare.

Non ho resistito e ho letto le letterine che alcuni bimbi dell’orfanotrofio mi hanno regalato, e ho rivissuto nelle poche ore che mi separavano dal check in e da Nairobi tutto il mese trascorso li, 30 giorni di gioia ed emozioni fortissime, di grandi riflessioni e di un cambiamento che ho visto maturare in me solo una volta rientrata.

Al mio ritorno non sono ovviamente mancate le domande da parte di amici e conoscenti riguardo la mia esperienza, e benché c’abbia provato, non sono sempre riuscita a tirar fuori tutto quello che avrei da dire sull’Africa.

Molto di ciò che ho vissuto resta, un po‘ per scelta, dentro di me. Come tutte le cose intime che ti mutano nel profondo, non vanno sempre condivise.. le fotografie, queste parole, purtroppo o per fortuna, non rendono giustizia a quello che l’Africa e i bambini mi hanno regalato.

L’Africa è stata una grandissima lezione di vita che non dimenticherò mai e che porterò sempre su ogni centimetro di me.

L’Africa è stata un’enorme rivoluzione interiore. A febbraio ho deciso di mettermi alla prova con qualcosa di forse più grande di me e di mettermi a nudo con me stessa. Oggi, al mio ritorno, non posso che andare fiera della scelta che ho fatto e ringraziare la mia famiglia per il supporto che non mi ha mai negato.

Auguro a chi amo di poterla conoscere, auguro a me stessa di poterci ritornare presto e per tanti versi auguro a te, Africa, di restare come sei.

Perché per tanti aspetti che ho assaporato di te, non ti cambierei per nessun altro Paradiso sulla Terra.

 

Rosita

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