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Quelle che si svolgono in queste ore sono le prime elezioni dal dicembre del 2007 e le prime regolate dalla nuova Costituzione. Un appuntamento atteso e temuto. E’ ancora vivo il ricordo di quello che accadde cinque anni fa. Il Kenya affrontò una consultazione tesa, contrastata, piena di astio e di polemiche. La gente andò a votare in massa. Ma i risultati non furono subito chiari. Le accuse di frodi che obbligarono a diversi conteggi sancirono prima la vittoria di un candidato e poi del suo diretto concorrente. Entrambi chiamarono alla rivolta i propri clan di riferimento e trascinarono il paese in una spirale senza fine di violenze e di sangue che si concluse solo dopo la mattanza di oltre 1300 uomini, donne e bambini. Le immense baraccopoli di Nairobi si trasformarono in campi di battaglia. Ci furono scontri, sparatorie, incendi, distruzioni. Il Kenya rischiò di soccombere, schiacciato da una battaglia che si trascinò per mesi, con piccole e continue vendette, ritorsioni, nuovi agguati soprattutto nelle zone dove le rivalità etniche e tribali sono più avvertite.
In questa tornata elettorale sono otto gli aspiranti alla carica di presidente. Ma solo due hanno possibilità di vittoria. Si tratta del primo ministro uscente Raila Odinga e del suo vice, Uhuru Kenyatta, figlio del padre della Patria Jomo Kenyatta e accusato dal Tribunale internazionale dell’Aja di aver avuto un ruolo decisivo nella spaventosa carneficina di cinque anni fa.
Sullo sfondo di una sfida carica di incognite si avverte anche l’ombra dell’islam radicale. Il Kenya è terra di asilo per una foltissima comunità somala fuggita dal paese alle prese con una guerra civile che dura dal 1991. Ma tra gli emigrati ci sono anche molti miliziani degli al Shaabab, costretti proprio dalle truppe di Nairobi a lasciare Mogadiscio e le roccaforti che avevano nella regione della Shabelle e nel sud della Somalia. I servizi di intelligence kenioti temono che i radicali sfruttino la tensione del momento per mettere a segno degli attentati. Sono stati mobilitati 99 mila poliziotti. Le urne si sono chiuse alle 17 (le 15 in Italia). La commissione elettorale ha stimato un’affluenza di circa il 70%, a fronte di 14 milioni di elettori registrati. Ora il Kenya conoscerà i primi risultati e sceglierà se vivere lo stesso incubo di cinque anni fa.

Tantissimi messaggi di pace sono arrivati da tutte le parti del mondo, da tutte le televisioni, radio e personaggi di spicco kenioti. Milioni di kenioti sono stati in fila per ore in attesa di votare, la democrazia è una cosa bellissima, il voto un diritto inalienabile. Già in serata sapremo chi sarà il vicitore, anche se la BBC e il Daily Nation danno Uhuru Kenyatta al 57%.

Valentina

Fonti:

http://www.repubblica.it/esteri/2013/03/04/news/elezioni_kenya-53829569/

http://elections.nation.co.ke/news/Provisional-results-point-to-a-tight-Uhuru-Raila-finish/-/1631868/1711530/-/8xuje4/-/index.html

http://www.bbc.co.uk/news/world-africa-21665108

 

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