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Nel 2050 la popolazione della terra arriverà a 9,1 miliardi di persone. E non si potrà avere cibo a sufficienza per tutti. I paesi dove la fame miete ancora tante vittime stanno cercando di correre ai ripari. In Brasile l’emergenza attuale e l’aggravamento futuro è stato già affrontato nel 2003 con un piano voluto dal presidente Lula, il progetto ‘Fame zero’ che sta già dando risultati positivi. E 38 paesi hanno già raggiunto gli obiettivi internazionali conosciuti come gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG), per sconfiggere la fame il cui conseguimento era stato fissato per il 2015 dalle Nazioni Unite.

Per affrontare però il problema a livello globale è necessario intervenire sui consumi e sulle modalità di produzione tenendo conto dei fattori climatici e geopolitici.

Proprio per questo, un gruppo di scienziati dell’università del Michigan, di cui fa parte l’italiano Bruno Basso, ha messo a punto un modello matematico che consente di elaborare un’attendibile previsione sulle capacità produttive relazionate anche a fenomeni globali come il cambiamento climatico.

Lo studio, pubblicato sulla rivista internazionale ‘Nature climate change’ è stato realizzato dagli scienziati del Agricultural Model Intercomparison (AgMIP) ed è basato su un sistema di modellazione omnicomprensivo che integra molteplici simulazioni delle colture con ipotesi diverse di cambiamento del clima. L’obiettivo, ha detto il professor Basso è «quantificare le incertezze per raffigurare previsioni sulle rese colturali possibili».

Secondo lo scienziato italiano, laureato all’Università Federico II di Napoli con esperienze di studio e di lavoro in quattro continenti,«Utilizzando un insieme di modelli climatici delle colture, possiamo capire come l’aumento dei gas a effetto serra nell’atmosfera, insieme con l’aumento della temperatura e le variazioni di precipitazione, influenzeranno la resa del frumento a livello globale».

«I modelli delle colture migliorate, ha aggiunto Basso, possono contribuire a guidare i Paesi sviluppati e in via di sviluppo del mondo, adattandole ai cambiamenti climatici e creando politiche per migliorare la sicurezza alimentare e nutrire più persone».

Fonte: Adnkronos

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