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Essere muzungu (uomo bianco) ti segna. Dentro ho sentito un briciolo di inadeguatezza e spaesamento nel momento in cui mi sono affacciato su un continente così vicino e allo stesso tempo così distante. Sai di non avere abitudini, emozioni ed esperienze da spartire con la gente di questo luogo. La differenza però, nonostante la parola più spesso collegata all’Africa sia povertà, sta nel loro bagaglio più ampio. Ossimoricamente, un bambino cresciuto con giochi recuperati nell’immondizia della discarica di Dandora avrebbe da raccontare un caleidoscopio di sensazioni ed impressioni che va oltre ciò che noi possiamo immaginare. E lo racconta, attraverso ciò che di più espressivo ha il nostro corpo, gli occhi, ricchi di insegnamenti.

Camminando nello slum senti pervenire a te occhiate penetranti, accompagnate da un sorriso di curiosità e cori di how are you?, o da espressioni di diffidenza. Quest’ultima può sembrare solo da noi percepita, ma l’insicurezza che ti infondono è sintomo di un’estraneità ad un panorama che non vedi come tuo e che sembra andare benissimo com’è a tutti quanti. Sei ospite, ma ospite gradito, e lo comprendi dal cambio repentino in ciò che provi, dovuto dal calore e dall’accoglienza che palesemente infondono. D’altronde se vai in casa di qualcuno e la lasci senza che il proprietario ti abbia offerto qualcosa, risulta davvero offensivo.

 I bambini svolgono il ruolo più importante: timidi in partenza, subito dopo ti accerchiano riempiendo le tue orecchie di grida e risate, così piacevoli che l’unica cosa che vorresti continuare a fare è suscitare di nuovo in loro grida e risate, perché, in fondo, ne rimani anche tu contagiato, e pesantemente. Se la tua mente va al fatto che la maggior parte di loro, quando in altre parti del mondo stanno ancora frignando, lavora, fatica per studiare, o vive da solo e giorno dopo giorno si pulisce scarpe, vestiti e stanza, potresti rimanere a rimuginare sulla loro forza di volontà o su quanto la società ci vizia per ore.

Non mancano poi persone meravigliose come i presidi delle scuole che, orgogliosi del mestiere che fanno, mandano avanti macchine da 850 elementi, divisi in gruppi di 70, stipati in classi più piccole di quelle di cui noi ci lamentiamo essendo in 25, con un entusiasmo caratteristico di questa terra.

Chiaro, poi, che se uno ama cantare e ballare, come nel mio caso, ha trovato il posto che non gli farà mai sentire nostalgia di casa. Hanno voci profonde e pregano cantando. Esperienza vuole che mi sia trovato in un stanza piena di 100 ragazzi che per una mezz’oretta hanno dato pieno sfogo alle loro corde vocali, in un momento di preghiera, durante la quale mi è arrivata anche una benedizione sulle note delle loro canzoni. In quel momento mi sono sentito davvero vicino a Dio. Se, in più, fai loro sapere che balli, è la fine. Vogliono conoscere, vedere, ripetere e imparare le mosse e non vedono l’ora di organizzare dancing competitions.

 Questa è solo la mia prima impressione, frutto di un paio di giorni in giro per i villaggi dell’associazione a Nairobi, ma penso siano stati due giorni in cui ho provato il più gran concentrato di emozioni durante la mia breve vita. Ognuno dovrebbe farsi un giro in Africa, questo è il mio consiglio. È una novità spiazzante per chi desidera cambiare, positiva al massimo. Io ho lasciato la testa a casa, e ho portato qui solo il mio cuore per riempirlo di semplicità. Spero se ne facciano qualcosa!

Gabriele

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Non mancano poi persone meravigliose come i presidi delle scuole che, orgogliosi del mestiere che fanno, mandano avanti macchine da 850 elementi, divisi in gruppi di 70, stipati in classi pi\u00f9 piccole di quelle di cui noi ci lamentiamo essendo in 25, con un entusiasmo caratteristico di questa terra.<\/p>

Chiaro, poi, che se uno ama cantare e ballare, come nel mio caso, ha trovato il posto che non gli far\u00e0 mai sentire nostalgia di casa. Hanno voci profonde e pregano cantando. Esperienza vuole che mi sia trovato in un stanza piena di 100 ragazzi che per una mezz\u2019oretta hanno dato pieno sfogo alle loro corde vocali, in un momento di preghiera, durante la quale mi \u00e8 arrivata anche una benedizione sulle note delle loro canzoni. In quel momento mi sono sentito davvero vicino a Dio. Se, in pi\u00f9, fai loro sapere che balli, \u00e8 la fine. Vogliono conoscere, vedere, ripetere e imparare le mosse e non vedono l\u2019ora di organizzare dancing competitions.<\/p>

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