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In base ai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la tubercolosi (TB) è una malattia curabile, ma gli sforzi attuali per raggiungere tutti coloro che ne sono affetti non sono ancora sufficienti. Le stime mostrano che su circa 9 milioni di malati ogni anno, un terzo si trovano nei paesi più poveri e vulnerabili dove il sistema sanitario locale non riesce a raggiungerli. L’OMS invita i partner internazionali a collaborare e trovare un modo per raggiungere quel ‘terzo’ dei malati che non ha accesso alle cure. Nonostante il quadro sia poco roseo però, bisogna dire che negli ultimi vent’anni la mortalità per TB è calata del 45% in tutto il mondo grazie all’introduzione di nuovi farmaci e nuovi strumenti di diagnosi più immediati. Questo trend ha però creato l’illusione – soprattutto nei paesi avanzati – che la malattia fosse debellata definitivamente.

Per l’Africa sub-sahariana la percentuale di HIV-positivi che hanno “ospitato” anche il micobatterio della tubercolosi raggiunge il 70%. E la tubercolosi è ormai diventata la prima di causa di morte per i malati di HIV/AIDS del continente africano, dove il numero di malati di tubercolosi si è duplicato nell’ultimo decennio proprio per gli effetti debilitanti che l’immunosoppressione indotta dall’HIV ha sull’organismo dei malati. “Nei contesti dove assistiamo tanti malati di HIV/AIDS il rischio di una diffusione a macchia d’olio della tubercolosi resistente ai farmaci è terrificante” – dice Liesbet Ohler, medico di Medici Senza Frontiere nella baraccopoli di Mathare, Nairobi.

Negli ultimi anni, è stata scoperta una nuova forma di TB resistente ai farmaci, ancora più terribile e pericolosa della precedente forma di TB resistente ai farmaci, scoperta in Kenya negli ultimi anni ’90. E più letale: ha un tasso di mortalità del quasi 100% sugli infetti. Per questi motivi la Comunità internazionale deve incrementare gli sforzi per trovare una cura accessibile a tutti i malati nel mondo.

Fonti: OMS, Medici Senza Frontiere.1, Medici Senza Frontiere.2 

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