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«Quando ero bambino mi dicevano “Disegna l’Italia” e lì, come una propaggine, c’era l’Africa. Un continente enorme, misterioso, che noi sottodimensioniamo e per comodità guardiamo come fosse una cosa sola. Invece mettere tutto sotto uno stesso cappello è assurdo oltre che sbagliato. Non diremmo mai che un norvegese e un siciliano, per quanto europei, siano uguali e invece lo facciamo con gli africani».

Così spiega Gianni Biondillo il titolo del suo nuovo saggio L’Africa non esiste. È uscito il mese scorso nelle librerie e racconta cinque viaggi che l’autore ha compiuto, da cronista o al seguito di organizzazioni umanitarie, in tutto il continente ed in particolare nei paesi dell’Eritrea, Ciad, Egitto, Uganda ed Etiopia.
In questo libro troverete racconti privi di stereotipi e l’immagine di un’Africa viva che fa i conti con i nostri pregiudizi restituendo colori, sapori e incontri.

Vi riportiamo di seguito un breve estratto dell’introduzione.

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«Dell’Africa non sappiamo nulla. Niente di niente. Sembra che nell’opinione comune, quella distratta, non ci sia spazion per questo continente. Per dire: un mio vicino di casa, viste le rivolte in Tunisia della fine del 2010 – la rivoluzione dei gelsomini – annullò immediatamente le vacanze in Marocco, a oltre duemila chilometri di distanza da Tunisi! Un caso? Quando tornai dall’Uganda, nel 2011, molti mi chiesero se era quel posto dove i tutsi ammazzavano gli hutu, confondendola col Rwanda, per banale assonanza. “L’idea dell’Africa che ci portiamo dietro è un luogo comune” mi disse un giorno Dario, operatore nel campo del turismo responsabile in Zambia, “aggiornato al postcolonialismo, ma comunque fermo alla prima tragedia umanitaria del Biafra, ormai del secolo scorso.”
[…]
Nel volgere di tre anni, dal 2009 al 2012, per ragioni sempre diverse, sono tornato in Africa per cinque volte, in cinque nazioni differenti. E ad ogni ritorno, più ne parlavo e ne scrivevo su riviste, quotidiani e blog, e più mi cresceva la sensazione di saperne sempre meno. Nei fatti le uniche a raccontarci quel continente erano e sono le Ong, le organizzazioni umanitarie che lavorano nei posti più difficili, più contraddittori, cercando di alleviare il dolore di uomini, donne, bambini; di intere famiglie, villaggi, popolazioni.
[…]
Eppure, come istintivamente avevo capito, senza bisogno di dover pensare ai migranti che fuggono da guerre e carestie (e alle tragedie che significano queste fughe disperate), basterebbe ragionare sul mutamento antropologico dei nostri paesaggi urbani – le nostre badanti e inservienti, i muratori dei nostri cantieri, gli operai, le classi dove i nostri figli imparano a “conoscere l’Africa” direttamente dai loro compagni figli di immigrati – per capirne la portata epocale».

L’Africa non esiste
(Guanda, 2014, 205 pgg. 15 Eur)

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Gianni Biondillo è nato a Milano, dove vive attualmente, nel 1966. Architetto, è autore, fra gli altri, i romanzi Per cosa si uccide (2004), Con la morte nel cuore (2005), Per sempre giovane (2006), Il giovane sbirro (2007), I materiali del killer (201), Cronaca di un suicidio (2013).
Con Michele Monina, ha scritto Tangenziali (2010); con Severino Colombo ha pubblicato Manuale di sopravvivenza del padre (2008).
Tutti i libri di Biondillo sono editi da Guanda.

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