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Per generazioni, le comunità indigene della foresta di Mau, nella Rift Valley, hanno raccolto, nelle foreste locali, erbe e verdure a foglia. Tra queste, l’ortica ha sempre avuto un ruolo importante, essendo facilmente reperibile anche nei periodi più siccitosi. Le quantità raccolte, però, sono calate sempre più, a causa della deforestazione iniziata nei primi anni ‘80 e, insieme al prodotto, ha iniziato a scomparire la conoscenza del suo utilizzo in cucina, un tempo molto diffuso. Per questo, negli ultimi anni, un gruppo di donne ha iniziato a coltivare ortiche sull’altopiano di Molo, tra i 2000 e i 3000 metri, ottenendo i risultati migliori su terreni molto fertili situati in aree particolari, dove un tempo pascolavano le vacche.

Le ortiche si raccolgono a mano da metà marzo a giugno e da settembre a ottobre. Subito dopo, sono immerse in acqua per ammorbidire la peluria fine e urticante che le ricopre, e quindi vendute, fresche o dopo essere state essiccate su sacchi di sisal all’ombra (il sole comprometterebbe il bel colore verde chiaro) e poi macinate. Un tempo erano usate in molte ricette tradizionali come ad esempio il mukimo preparato con patate schiacciate, mais, fagioli e ortica e consumato durante i giorni di festa.

Insieme alla farina di miglio, l’ortica è ingrediente del porridge, è consumata come verdura fresca, usata come erba officinale in forma di tè. Inoltre, è consigliata come integratore alimentare per le donne che allattano (le foglie contengono un 6% di proteine, un 3,5% di minerali e sono ricche di ferro e vitamina A). La polvere secca è anche diluita in acqua e spruzzata sulla terra per migliorare la fertilità del suolo. Le foglie delle piante più giovani sono per lo più vendute fresche sui mercati locali, mentre le ortiche essiccate e ridotte in polvere hanno un mercato più ampio e sono vendute tutto l’anno.

Slow Food 

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Slow Food<\/a> 
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