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Un nuovo rapporto di Amnesty International denuncia la repressione costante delle autorità dell’Etiopia nei confronti del principale gruppo etnico del paese, gli oromo, sospettati sulla sola base della loro origine etnica di opporsi al governo di Addis Abeba. Il rapporto, basato su centinaia di testimonianze raccolte tra le comunità di rifugiati oromo, descrive arresti arbitrari, tempi infiniti di detenzione senza processo, sparizioni forzate, torture e uccisioni illegali ai danni di migliaia di oromo. Finora nel 2014, sono 5000 gli oromo finiti in carcere perché sospettati di opporsi al governo o di incitare altre persone a esprimere il loro dissenso.

Secondo il governo, la maggior parte delle persone arrestate sarebbero simpatizzanti del Fronte di liberazione oromo, il gruppo secessionista attivo nella regione. Tuttavia, precisa il rapporto di Amnesty International, queste accuse restano indimostrate, dato che molti detenuti non vengono mai processati. Il ‘terrorismo’ pare dunque un mero pretesto per ridurre al silenzio le voci critiche e giustificare la repressione.

Il mondo non si accorge di niente, neanche quando quest’anno, ad aprile e maggio, le forze di sicurezza hanno stroncato le proteste universitarie uccidendo decine di manifestanti, picchiandone centinaia d’altri e arrestando migliaia di persone, compresi semplici passanti. Le condizioni detentive costituiscono a loro volta una forma di tortura. Di ricorrere alla giustizia per ottenere un rimedio o un risarcimento, anche una mera informazione, non se ne parla: chi chiede di sapere dove sia detenuto un parente viene arrestato a sua volta.

Nel frattempo, in questo clima di tensione il Paese si prepara alle elezioni del 2015.

Corriere della Sera

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Secondo il governo, la maggior parte delle persone arrestate sarebbero simpatizzanti del Fronte di liberazione oromo, il gruppo secessionista attivo nella regione. Tuttavia, precisa il rapporto di Amnesty International, queste accuse restano indimostrate, dato che molti detenuti non vengono mai processati. Il ‘terrorismo’ pare dunque un mero pretesto per ridurre al silenzio le voci critiche e giustificare la repressione.<\/p>

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Corriere della Sera<\/a>
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