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Era appena il duemila, quando il mondo si proponeva obiettivi ambiziosi da veder realizzati entro il 2015. I Millennium Development Goals (MDG), obiettivi di sviluppo condivisi, sottoscritti da tutti i membri dell’ONU. Il tempo è passato, la data fatidica è in arrivo e bisogna ammettere questi obiettivi che si propongono di sradicare povertà e fame, ridurre mortalità infantile, promuovere la parità di genere, combattere AIDS e malaria, garantire la sostenibilità ambientale e sviluppare un partnerariato globale per lo sviluppo, non erano propositi di poco impegno.

Una lista di sogni che sembrava davvero a portata di mano. Con l’arrivo dell’11 settembre e della guerra al terrorismo, tali impegni di solidarietà tra le culture sono stati spazzati via lasciando sfiducia e odio. Eppure qualcosa è rimasto in piedi e si è raggiunto qualcosa di concreto. Ad esempio, nel 1990 circa il 50% della popolazione globale viveva con meno di $1,25 al giorno, nel  2010 invece, il tasso di povertà è sceso al 22%. Un cambiamento indicativo, ma non è ancora abbastanza. Lo stesso vale per gli altri goals: si sono fatti passi avanti, ma in 25 anni non sono stati sufficienti per raggiungere ogni obiettivi prefissato e ora bisogna farne altri.

A fine 2015, l’ONU avrà una sintesi delle idee in discussione ed entro il 2015 la campagna ripartirà. Perché l’idea di rendere il mondo più vivibile per tutti è un sogno a portata di buona volontà. Ma gli obiettivi devono essere condivisi a livelli più profondi e coinvolgere maggiormente la popolazione con azioni il più capillare possibili.

La Repubblica

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