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Chi corre a un buon livello, di solito sceglie di mettersi alla prova nelle maratone di New York, Amsterdam, Berlino o del Sudafrica. Nell’immaginario generale, l’Africa orientale è una regione fantastica per il turismo e i safari, ma non per le maratone, eppure il numero di maratoneti e corridori è elevato, ma per loro correre rappresenta una via di fuga verso l’Europa e gli Stati Uniti.

Organizzare una maratona in Africa Orientale però, implica qualche problema in più rispetto ad altre regioni del mondo e impedisce ai corridori di arrivare in tempo: chi rema contro, cambi di opinione, scadenze ‘flessibili’, per non parlare degli stigma politici e medici.

Correre in Africa significa immergersi in uno scenario di bellezza paesaggistica senza paragoni e significa correre in casa dei migliori maratoneti al mondo. Da nessun’altra parte ci si ritroverebbe a correre con un allegro gruppo di locali che indossano jeans e sandali, in netto contrasto con la classica tuta in lycra.

Nonostante le difficoltà che si possono incontrare nell’organizzare questo genere di eventi, si può trovare qualche breve evento internazionale di corsa in Etiopia e Kenya. Ma soprattutto quest’anno, il 24 Maggio – se non ci saranno imprevisti all’ultimo minuto – sarà inaugurata la prima Maratona Internazionale in Uganda, a Kampala, patria di Stephen Kiprotich, medaglia d’oro olimpica a Londra 2012.

The Guardian

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The Guardian<\/a>
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