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Kinshasa Symphony (2010), documentario tedesco diretto da Claus Wischmann e Martin Baer, racconta l’impatto che la musica classica può avere sulle persone in una città caotica come Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. In particolare, mostra come l’Orchestre Symphonique Kimbanguiste si prepari a suonare la Nona di Beethoven dal vivo. La particolarità di quest’ensamble è l’eterogeneità del gruppo: nessuno dei membri ha una formazione musicale professionale, tutti sono autodidatti e svolgono attività diverse (elettricisti, insegnanti, parrucchieri), ma sono accomunati dalla medesima passione per la musica sinfonica.

Insieme dal 1994, l’orchestra negli anni si è allargata e ora conta circa 160 membri, tra cui i coristi, ma continua a provare sinfonie di Handel, Verdi e Beethoven a casa del Direttore Armand Diangienda. Il documentario tratta anche le tragedie congolesi, ma con un tocco leggero; l’attenzione principale rimane sulle difficoltà tecniche che devono affrontare i musicisti, come ad esempio blackout elettrici, la sparizione di strumenti e le difficoltà quotidiane nel concludere le prove.

Secondo il direttore d’orchestra, suonare musica classica occidentale lungo le sponde del fiume Congo non significa voltare le spalle alla cultura locale, ma anzi significa arricchire il loro stile e la loro musica originale: il primo Violinista Heritier Malumbi, ha già composto diverse sinfonie caratterizzati da molti elementi musicali congolesi.

Il messaggio finale di questo documentario è sicuramente di perseveranza e speranza per un paese complesso come il Congo.

AljazeeraEconomist 

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Aljazeera<\/a>, Economist<\/a> <\/span><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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