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Due studenti iscritti all’Università di Ingegneria meccanica di Nairobi Brian Bett e Taita Ngetich, restano senza soldi: convinti di non voler chiedere un ulteriore aiuto economico ai genitori, i due ragazzi cercano di mettere in piedi un piccolo business che li accompagni fino alla laurea. Avendo alle spalle una famiglia di agricoltori, pensano di potersela cavare con la vendita di ortaggi. In poco tempo allestiscono un campo coltivato a pomodori nei pressi di Loitokitok, area rurale al confine tra Kenya e Tanzania.

L’entusiasmo dura poco: il campo è presto spazzato via dalle piogge torrenziale. I due studenti non si lasciano abbattere e nasce in loro l’idea di una serra che non solo sia in grado di proteggere le colture dalle intemperie, ma al tempo stesso risponda a quelle esigenze che sempre più spesso sentono emergere dai coltivatori con i quali si confrontano quotidianamente: gestione delle irrigazioni, diminuzione degli sprechi e controllo delle spese superflue.

Tornano a coltivare, ma questa volta Brian Bett e Taita Ngetich vanno a realizzare una serra tecnologica dedicata al risparmio: costruiscono la struttura con materiali locali e di recupero, dotandola di sensori in grado di monitorare la temperatura, il livello di umidità e lo stato del suolo.
Non appena qualcuno dei parametri cambia all’interno della serra, un sms avvisa i proprietari, che in questo modo hanno il tempo di intervenire per ripristinare le condizioni idonee al prodotto coltivato, senza registrare significative perdite.

L’intero meccanismo è alimentato da pannelli solari, così come il sistema di irrigazione può essere attivato e interrotto sempre grazie ad un sistema di messaggistica, soluzione che, ricordano gli ideatori, oltre ad essere altamente comoda e tecnologica, permette una netta riduzione degli sprechi idrici, riducendo al tempo stesso i costi legati alla gestione dell’attività agricola.

Una soluzione che piace e inizia a interessare vicini e conoscenti: con l’aumentare di richieste di installazione e realizzazione di queste serre tecnologiche a basso costo, i ragazzi decidono di dare forma alla loro impresa. Nasce così, grazie anche al supporto di altre due studentesse, Alice Kamau e Damaris Karanja, Illuminum Greenhouses, una vera e propria start up dedicata a costruire serre con sensori tecnologici per piccoli agricoltori. E l’idea Brian Bett e Taita Ngetich  non è piaciuta solo agli agricoltori locali: questa innovazione ha guadagnato riconoscimenti in competizioni nazionali e interazionali, ricevendo anche un supporto economico per lo sviluppo da parte dell’African prize for engineering innovation programme.

Fonte: The Guardian

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Fonte: The Guardian<\/p>

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