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#DAY20

Oggi una foto non basta.
Invitato ad un festival di una grande radio locale, accetto l’invito. Tipicamente questi festival sono composti da infinite ore di danze e balli locali. La prima volta che ci partecipi è fantastico, la seconda bella, la terza ti annoi, la quarta è una sofferenza. Almeno per me.

Ore 6: Sveglia insieme al Muezzin che canta e ad un messaggio sul cellulare: “ colpo di stato militare in turchia”. Capisco subito che sarà una giornata interessante.

Ore 7: già bloccati nel traffico cercando di raggiungere la baraccopoli di Dandora dove abbiamo appuntamento con i bimbi.

Ore 8: in orario arriviamo all’appuntamento. Tutti gli altri sono in ritardo. African time.

Ore 9: scopro la prima verità del giorno. In africa i pulmini seguono la legge della proporzionalità inversa. Meno è spazioso il pulmino, Pìu cose e bambini ci devono entrare. Il venir meno a questa legge non scritta implica grande umilizione per tutti quindi carichiamo il pulmino come delle scatolette di sardine. Bambini, tamburi e chitarre diventano un miscuglio omogeneo di cose che riempe ogni spazio.

Ore 10: bloccati nel traffico provo a dormire un po, causando l’ilarità della comitiva.

Ore 10.30: scopro la seconda verità del giorno. Anche i bambini africani su un pulmino vomitano. Questo non sarebbe un grande problema se non per il fatto che (ed ecco la terza verità del giorno) a stare male è sempre il bambino seduto più lontano dalla portiera e quello con in mano una chitarra.

Ore 10.35: fermo il pulmino, faccio scendere tutti. Adesso ci tocca lavare un paio di bambini, una chitarra e ovviamente il pulmino. Cerco dell’acqua. Mi dirigo verso una bancarella. Chiedo dell’acqua. Non hanno acqua potabile. Non mi serve, devo solo lavare il pulmino. Ok allora te la posso dare. La signora che gestisce la bancarella si gira, prende un secchio e raccoglie dell’acqua sporca da un canale di scolo distante un metro da lei. La ringrazio e le dico che le riporto il contenitore. Mi ferma dicendo che mi sono dimenticato di pagarla. Le chiedo cosa devo pagarle, l’acqua non è sua. Ed è anche sporca. Mi dice che ho ragione (bene) ma poi aggiunge che il contenitore è suo e senza contenitore non potrei raccogliere l’acqua. Ragionamento inattaccabile. Penso 5 secondi come risolvere la situazione (per principio mi sembrava stupido pagare l’acqua di una fogna). Non trovo una soluzione. Contratto un buon prezzo (50 scellini ) inserendo nell’affare anche uno straccio. (quarta verità del giorno: se sei bianco paghi, giusto così forse).

Ore 10.45: Ripartiamo. Purtroppo l’episodio ha risveglio l’animo della comitiva che non smette un attimo di suonare i tamburi. Bloccato nel traffico comincio il mio paziente ascolto delle tamburellate che prevedo mi accompagneranno tutto il giorno.

Ore 11.30: Arriviamo, hotel di lusso, controllo con il metal detector e siamo nella Hall dell’albergo. Non avevo capito niente di dove eravamo stati invitati. I bambini sono stranamente intimiditi e un po impauriti dal contesto. Io anche, un po. Li facciamo sedere e cerco di capire il programma. Seguo le voci…comincia a fare freddo…come un miraggio vedo una pista di pattinaggio sul ghiaccio piena di bimbi africani. Una pista di pattinaggio sul ghiaccio piena di bimbi africani, abbastanza buffi. Rimango ipnotizzato per 10 minuti, cerco di convincere il mio miglior amico africano, Robert, ad andare in pista. Ovviamente si oppone.

Ore 11.40: Mi ricordo dei bambini abbandonati sui divani dell’Albergo. Torno e non trovo nessuno, neanche i professori. Merda penso.

Ore 11.50: Trovo tutti i bambini e i professori seduti in una bellissima sala cinema 3D, assolutamente a loro agio, che con pop-corn e bibite guardano l’era glaciale.

Ore 13 (più o meno): Il film è finito e io mi sono addormentato. Mi sveglio. Viene offerto a tutti una fetta di pizza africana. ( Intanto mi fanno sapere che il colpo di stato in Turchia è fallito e penso a Erdogan che sorvolando i cieli d’ Europa non sapeva dove atterrare, si sarà sentito un po un rifugiato in cerca di una patria anche lui).

Ore 14.00: Finalmente parte la tamburellata. Un ora di tamburi mi sembra un ottimo prezzo da pagare per tutto il lusso di oggi.

Ore 15.00: Finita la tamburellata e le interviste da parte di una radio locale ai bimbi penso di poter tornare sul pulmino.

Ore 15.05: Ci comunicano che nell’invito è compreso anche il pattinaggio sul ghiaccio. (vedere bimbi e professori che non hanno mai visto la neve su una pista di pattinaggio sul ghiaccio mi stuzzica e mi ricorda il film dei jamaicani sul bob.)

Ore 16.00: dopo un ora di pattinaggio e immense cadute mi accorgo che qualcuno è gia diventato più bravo di me ( non che ci voglia molto ma pensavo che non avendo neanche mai visto la neve avessero qualche problema in più con il ghiaccio ).

Ore 16.15: tutti sul pulmino, spiegho che se uno sta male non è una brutta cosa avvertirci e cercare di vomitare fuori dal pulmino e non dentro. Dopo una giornata così, non credo abbiano ascoltato una parola di quelle che ho detto.

Ore 17.15: il viaggio procede bene. In un ora abbiamo fatto un kilometro e siamo ancora bloccati e annoiati nel traffico. Nessuno ha più suonato o parlato. Credo ancora non credano a quello che hanno fatto.

Fonte: https://www.facebook.com/90daysinAfrica/?fref=ts

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