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L’8 agosto è stato il giorno delle elezioni in Kenya, sono stati eletti il presidente e il suo vice, i membri dell’Assemblea Nazionale, i governatori, i rappresentanti delle donne in provincia e i membri delle Assemblee Provinciali. Due le forze che si sono scontrate (dal 2007 in pratica sempre le stesse): il partito Jubilee con Uhuru Kenyatta, il presidente in carica, e la National Super Alliance (NASA). Tra i primi vi sono le due etnie Kikuyu e Kalenjne, mentre nei secondi regna la presenza dell’Orange Democratic Party (ODM) e del leader Raila Odinga che riunisce le varie parti dell’opposizione al Governo attuale.

Una delle maggiori preoccupazioni riguardo a queste elezioni è sempre stata la questione della trasparenza: le procedure della commissione elettorale (IEBC) sono state al centro del mirino. L’opposizione ha posto l’accento su diversi aspetti: tra questi, su uno vi è stata fatta una pronuncia giurisdizionale che ha affermato che tutti i risultati elettorali avrebbero dovuto essere annunciati in ogni provincia o distretto e non a livello centrale, come aveva chiesto la IEBC.

Altre ombre sono sorte dal fronte delle schede elettorali. L’opposizione aveva denunciato che l’azienda incaricata, la Al Ghurair Printing and Publishing Company di Dubai, fosse connessa alla famiglia di Kenyatta.  Come se non bastasse era venuto a galla che nelle liste elettorali fossero iscritti almeno un milione di deceduti. Alla faccia dell’organizzazione e della trasparenza.

Il 1° agosto un manager della commissione elettorale,  Chris Msando, è stato trovato morto dopo aver subito numerose torture, la polizia si è messa subito ad indagare sull’accaduto, ma a oggi non si sa ancora il perchè e chi sia stato.

Questo era il clima elettorale pre election day.

Il giorno delle elezioni, i kenioti si sono presentati alle urne, in clima abbastanza tranquillo, fin dalle prime ore del mattino per evitare le lunghe code e attese. A ogni votante è stato applicato sul mignolo dell’inchiostro indelebile come ‘certificato’ di votazione e per evitare brogli.

elezioni Kenya

Foto Daniele Sciutto

Nella notte fu già chiaro chi fosse il vincitore:  Kenyatta con 6 milioni i voti, Odinga al seguito con circa 5 milioni.

Il 9 agosto sono scoppiate le prime proteste da parte dell’opposizione che ha denunciato brogli: 24 i morti accertati, 100 secondo la NASA, tutti causati dalle forse dell’ordine e soprattutto nello slum di Kibera, roccaforte del partito perdente.

I risultati finali hanno dato Kenyatta vincitore con più di 8 milioni di voti contro i 6 milioni di Odinga.

La comunità internazionale e la commissione elettorale hanno confermato la regolarità e la trasparenza del voto, contrastando le denunce di Odinga.

A 10 giorni dalle elezioni, Raila Odinga ha dichiarato che intende protestare alla Corte Suprema perché convinto di brogli, fortunatamente la NASA ha deciso di non organizzare proteste popolari per evitare lo scoppio di altre violenze, in particolare la decisione è nata dopo che la maggior parte dei sostenitori del partito si sono mostrati riluttanti alle proteste pubbliche post voto.

il 1° settembre la Corte suprema del Kenya ha annullato le elezioni presidenziali, ora la IEBC ha 60 giorni per organizzare nuove elezioni. Un gesto clamoroso che ci auguriamo non faccia scoppiare altre violenze, ma che sia un primo passo verso il buon governo e la lotta contro la corruzione.

Indette per il 17 ottobre le nuove elezioni presidenziali.

Per saperne di più e fonti:

http://www.lindro.it/elezioni-in-kenya/

http://www.africarivista.it/kenya-ucciso-un-manager-della-commissione-elettorale/115558/

http://www.lindro.it/kenya-proteste-post-voto-e-morti/

http://www.lindro.it/elezioni-kenya-la-sfida-dal-sapore-etnico/

http://www.lindro.it/kenya-non-si-puo-morire-per-odinga/

 

 

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