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La violenza sulle donne è un fenomeno globale: nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 1 donna su 3 è stata picchiata, violentata sessualmente o abusata almeno una volta nel corso della sua vita; 1 donna su 5 ha subito violenza sessuale da bambina.

Questo tipo di violenze vengono perpetrate soprattutto nelle zone urbane ad alta densità di popolazione: questo è dimostrato dal fatto che nelle grandi metropoli keniote e soprattutto negli slum i dati riguardanti la violenza di genere siano particolarmente allarmanti. Secondo un sondaggio del 2014, il 45% delle donne ha subito violenza almeno una volta a partire dai 15 anni. In circa 6 casi su 10 casi l’abuso è perpetrato dal partner della donna.

Le donne in Kenya che hanno subito abusi sessuali sono circa il 14% e anche in questo caso la violenza, il più delle volte, si consuma tra le mura domestiche. Questo mostra come all’interno della famiglia la donna sia sostanzialmente sottomessa e in balia della volontà del marito. Questo rapporto viene interiorizzato dalla donna stessa che perde fiducia in se stessa e inizia a credere che quello che subisce sia giusto: il 42% delle donne keniote crede che un uomo che picchia la moglie sia giustificato in alcune situazioni.

Oltre ad essere una grave violazione dei diritti della donna, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la violenza influisce negativamente sulla salute mentale e fisica della vittima: può aumentare il rischio di contrarre l’HIV, può avere conseguenze sulla fertilità, può condurre a lunghi periodi di depressione. Inoltre, una donna vittima di stupro ha il 16% di probabilità in più di partorire un bambino sottopeso e ha il doppio di probabilità di andare incontro ad un aborto rispetto ad una donna che non ha subito un abuso sessuale.

La violenza è così diffusa negli slum per svariate ragioni: innanzitutto la polizia non si addentra nelle baraccopoli in cui vige, dunque, un regime di semi-anarchia. Inoltre molto spesso gli uomini per la disperazione o per non sentire i morsi della fame si affidano all’alcool e alla droga diventando così molto violenti; ciò rende la violenza ancora più terribile e brutale. Qui le donne non possono uscire di casa dopo il tramonto perché il rischio di essere stuprate è troppo alto: per questo motivo ricorrono alle cosiddette “flying toilets”, buste di plastica che vengono lanciate fuori dalla finestra per liberarsi del contenuto; questo determina un peggioramento delle già precarie condizioni igieniche della baraccopoli, contribuendo all’insorgere di epidemie di dissenteria e colera.

Purtroppo, solo il 44% delle donne che ha subito violenza cerca aiuto: questo soprattutto per vergogna, per paura di ritorsioni o per mancanza di fiducia nelle autorità. Spesso non confessano a nessuno ciò che è successo loro e questo accresce la probabilità che cadano in lunghi periodi di depressione ricorrendo all’alcool o alla droga per cercare di lenire il dolore.

Bisogna dunque intervenire a livello culturale per far prendere coscienza di sé alla comunità femminile e far comprendere a tutte le donne il loro valore e il valore delle loro opinioni. Inoltre è necessario rafforzare gli strumenti istituzionali per prevenire e perseguire i reati riguardanti la violenza di genere.

Passi avanti sono stati fatti con la nuova costituzione del 2010 che fornisce una valida cornice per implementare la parità di genere e lo sviluppo dei diritti delle donne in Kenya; tuttavia rimane molta strada da percorrere.

 

Per approfondire:

 

Fonti:

 

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