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Nel 2016 le persone affette da HIV nel mondo erano circa 36,7 milioni di cui poco meno del 6% bambini. Il numero dei decessi dovuto a cause legate all’HIV dal 2011 è sceso del 48% dopo il picco registrato nel 2005. Tuttavia i dati riguardanti questa malattia rimangono allarmanti soprattutto in alcune zone del mondo, prima fra tutte l’Africa.

Dagli anni ’80 in Africa sono morte 25,6 milioni di persone per malattie legate all’AIDS (circa il 70% dei decessi globali dovuti al virus); il 43% dei nuovi casi di HIV nel 2016 si è registrato in Africa Orientale e Meridionale dove 19,4 milioni di persone sono sieropositive.

In Kenya nel 2016 circa 1,5 milioni di persone erano registrate come sieropositive di cui il 6,5% bambini. In relazione alla popolazione totale i cittadini kenioti che convivono con l’HIV sono circa il 6%; questa percentuale cresce in modo allarmante nelle zone a rischio: nelle baraccopoli dove Alice for Children lavora la percentuale di persone sieropositive raggiunge circa il 60%.

Le morti legate all’AIDS in Kenya nel 2016 sono state circa 36 000: queste hanno reso orfani, di uno od entrambi i genitori, 840 000 bambini. Inoltre quando uno o entrambi i genitori sono affetti da HIV, il reddito familiare, nella maggior parte dei casi già scarso, ne risente gravemente: questo rende impossibile garantire tutte le cure necessarie ai bambini che spesso sono costretti a lasciare la scuola per contribuire alla sussistenza della famiglia.

Il trattamento e la prevenzione dell’HIV sono stati in questi anni un grande impegno per le amministrazioni keniote. Grazie a questi sforzi si è riusciti a garantire le terapie antiretrovirali a circa il 66% degli individui sieropositivi in modo gratuito. Tuttavia per combattere l’HIV i farmaci antiretrovirali non sono sufficienti: queste terapie devono essere accompagnate da una dieta equilibrata e da farmaci antibiotici in caso di infezioni legate al decorso della malattia. Queste condizioni aggiuntive sono difficili da soddisfare nell’ambiente della baraccopoli dove l’accesso al cibo è già di per sé un problema e dove il reddito medio non permette spese aggiuntive per gli antibiotici: questa situazione fa sì che negli slum sia dunque molto difficile combattere l’HIV in modo corretto ed efficace, aggravandone dunque gli effetti sulla popolazione.

Un aspetto ancora da implementare riguarda la fascia giovanile: infatti in questo gruppo solo il 59.5% degli individui conosce i metodi di prevenzione dell’HIV. Inoltre ancora molti ragazzi e ragazze hanno la loro prima esperienza sessuale prima dei 15 anni e questo aumenta notevolmente il rischio di contrarre l’HIV. Infatti tra 2013 e 2015 i nuovi casi di HIV tra i giovani sono aumentati del 17%; è necessario dunque migliorare l’informazione e la prevenzione in particolare in questa fascia di popolazione particolarmente vulnerabile.

 

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