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Per il nostro staff keniota che lavora a Nairobi, la connessione (una BUONA connessione) è ormai indispensabile per poter tenere i contatti con l’Italia, organizzare le Skype call con i Genitori a Distanza, comunicare con i volontari in loco e lo staff nelle scuole… insomma, Google, Skype, WhatsApp e la tecnologia Africa-made sono importanti e fondamentali.

Ma cosa succede quando ci si allontana dalla capitale e dalle grandi città? Il segnale della connessione va via via sparendo, le voci si allontanano e le e-mail impiegano giorni per arrivare. In un paese come il Kenya, dove le aree disabitate sono vaste e le distanze si moltiplicano quando ci si avvina alla savana, la connessione fatica a mettere radici; ed è, tuttavia, uno strumento importantissimo, non solo per chi lavora in un ufficio: proprio le ampie distanze hanno dato vita a start up come Mpesa e Copia Global (la prima per ricevere e inviare qualsiasi somma di denaro via smartphone, la seconda per comprare e ricevere prodotti che il negoziante ordina e paga tramite l’apposita App), che soddisfano delle necessità propriamente keniote, che avvicinano persone che vivono isolate e rendono possibile l’accesso a servizi altrimenti inavvicinabili.

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Ma se poi non c’è rete? Le grandi distanze rendo difficilissima la costruzione di ripetitori o l’installazione della fibra ottica e nel paese, infatti, un’altissima percentuale dei circa 49 milioni di abitanti non ha ancora accesso a internet. Ma ecco la grande rivoluzione: Loon.

Nato nel 2011 con il nome Project Loon e inizialmente solo un progetto portato avanti da Google X (che, dal 2015, diventa semplicemente X), Loon ha conquistato la sua “indipendenza” all’inizio di quest’anno e ha deciso di puntare al Kenya per il suo primo accordo commerciale. Ma facciamo un passo indietro: di cosa si occupano questi esperti di tecnologia? Negli 8 anni di progettazione, Loon ha creato dei palloni aerostatici (delle vere e proprie mongolfiere!) per portare Internet nelle zone più remote del pianeta. Questi palloni, ognuno dei quali delle dimensioni di un campo da tennis, volano nella stratosfera, a più o meno 20 km sul livello del mare, dove non possono essere disturbati da traffico aereo, tempeste o stormi di uccelli; sono fatti di polietilene, gonfiati con elio e alimentati grazie a pannelli solari, e possono rimanere in aria per mesi. Grazie a dei sensori, i palloni sono in grado di prevedere velocità e direzione dei venti, così da poter “navigare” nella giusta direzione; ad esempio, se un pallone dovesse essere spinto verso nord, quando invece doveva andare verso sud, il software cercherà automaticamente la giusta corrente per poterlo portare dalla parte opposta. Grazie a un’antenna, infine, i palloni captano i segnali provenienti dalle stazioni a terra e li ritrasmettono, coprendo un’area di circa 5.000 km quadrati e “moltiplicando”, così, la connessione.

A partire dal prossimo anno, queste mongolfiere super-tecnologiche verranno utilizzate nelle parti più remote del Kenya, grazie alla partnership con Telkom, che fornirà i segnali internet da terra.

I palloni sono già stati utilizzati in Perù nel corso del 2017, per poter portare Internet sopra e oltre le montagne: un esperimento che ha dato ottimi risultati, anzi, una vera e propria rivoluzione tecnologica, che porterà opportunità enormi anche nelle zone più isolate del mondo.

Nonostante i passati risultati e le potenzialità del progetto, i dubbi e le remore non mancano: secondo gli obiettivi posti dalla commissione ONU che promuove l’accesso a Internet, 1 GB di dati mobili non deve avere un costo che sia superiore al 2% del PIL pro-capite; ma in Africa (Kenya compreso) al momento 1 GB di Internet ha un costo pari al 18% del guadagno mensile medio di un adulto. Una spesa ancora insostenibile per la maggior parte della popolazione. Inoltre, si teme che si crei un vero e proprio monopolio di Loon e Telkom, che potrebbe essere deleterio per gli utenti, in termini di prezzi e condizioni di utilizzo.

Mr. Westgrath, esperto di telecomunicazioni e parte integrante di Loon, sostiene che il progetto figlio di Google non ha assolutamente intenzione di monopolizzare questo nuovo modo di connettere il mondo: «Whenever there’s a large opportunity, other players will show up» dice Westgarth.

Nessuno sa cosa succederà, quali saranno le evoluzioni e i reali miglioramenti che questa rivoluzione porterà prima in Kenya, e poi nel mondo. Nessuna sa esattamente dove porterà questa corrente. Nessuno, tranne le mongolfiere di Loon. Naturalmente.

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