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Oggi vi raccontiamo una storia di donne: la storia delle tre giovani ostetriche partite per il Kenya, delle donne Masai della comunità di Rombo, delle bambine e delle ragazze della Nasipa School, gestita dal nostro partner locale Light of Maasai.

Eleonora, Laura e Simona sono partite per il Kenya per tenere delle lezioni sulla cura della donna in gravidanza e del neonato e organizzare dei corsi di educazione sessuale e pianificazione familiare. Già lo scorso anno, sempre grazie al supporto del Rotary Club di Monza, due giovani ostetriche e un’infermiera sono partite alla volta di Nairobi per un progetto simile rivolto alle donne e alle ragazze delle baraccopoli. Laura era una di quelle due ostetriche e, quest’anno, ha deciso di replicare l’esperienza, insieme a due nuove compagne di viaggio e in un luogo molto diverso: “La grande scoperta” dice Laura “è stata l’immersione nella cultura e nella realtà Masai che sono completamente diverse da ciò che ho potuto vedere lo scorso anno. Sono famiglie completamente analfabete, con ancora 8-12 figli a testa”.

Abbiamo chiesto alle nostre tre volontarie quali sono state le difficoltà maggiori che hanno incontrato, sia a livello personale che professionale. Per Simona, neofita della realtà keniana, l’impatto con la negligenza nei confronti del territorio è stato abbastanza forte, mentre Laura ci ha confessato di essere rimasta colpita, anche se preparata, dall’enorme disuguaglianza tra uomini e donne e, in generale, dalle condizioni di vita svantaggiate della popolazione femminile.

Lavorando a stretto contatto con la comunità locale, all’interno delle classi della nostra scuola, e dovendo affrontare argomenti delicati quali la sessualità, la contraccezione, la gestione del corpo femminile e delle sue esigenze, le tre ragazze hanno dovuto “scontrarsi” con tradizioni e luoghi comuni fortemente radicati, soprattutto, dice Simona, per quanto riguarda “la gravidanza, il parto e l’allattamento”. Tuttavia, come ci ha raccontato Laura, è stato “meraviglioso vedere come tra donne ci si può parlare davvero di ogni cosa, dal come cucinano la capra al ciclo mestruale, a problematiche ginecologiche, a vissuti di parto; e in realtà anche con i docenti uomini della scuola è stato semplice parlare di tutte le nostre tematiche”.

La concezione africana del tempo e degli orari è stata un’ulteriore prova per Simona, abituata ai ritmi frenetici imposti dalla nostra cultura e dalla nostra concezione del lavoro e della vita: “I ritmi africani mi hanno fatta “fermare” per 3 settimane”, ci ha detto. Laura ed Eleonora, invece, conoscevano già questo aspetto della cultura keniana (anche Eleonora ha avuto esperienze di volontariato in Kenya) e non hanno avuto difficoltà nell’immergersi nei ritmi lenti e dilatati della comunità Masai.

Tutte e tre le ragazze ci hanno parlato del ruolo fondamentale di Cynthia, “donna incredibile e interprete splendida” secondo Laura, che ha accompagnato le ragazze durante tutti gli incontri e le attività con le donne Masai, in veste di mediatrice linguistica e culturale; Simona ci racconta: “L’aspetto più difficile ma, d’altra parte, più arricchente, è stata la comunicazione con le donne Masai. Durante gli incontri con le donne in gravidanza e con le mamme avevamo la presenza costante di Cynthia Nemaiyan, una mediatrice culturale eccezionale, che ci ha permesso di bypassare l’ostacolo della lingua”. Eleonora ha dichiarato che “senza di lei non sarebbe assolutamente stato possibile lavorare con le donne”.

In generale, tutte e tre le ragazze si sono dette soddisfatte ed entusiaste dell’esperienza, che Simona definisce “meravigliosa” e che ha permesso loro, come racconta Eleonora, di “assaggiare un po’ della loro cultura, vedere le differenze tra le nuove generazioni e le precedenti” e rendersi conto “di quanto l’educazione scolastica possa impattare su molti, moltissimi aspetti […] Sono tornata con una grande sensazione di soddisfazione, piena delle storie e dei volti incontrati, e della bellezza dei pezzi di vita scambiati”.

Per la nostra associazione, l’impegno per sostenere e tutelare le donne, sia nelle baraccopoli che in terra Masai, è sempre stato e continua a essere prioritario: con il programma di micro credito, l’acquisto mensile di assorbenti per le bambine e le ragazze e iniziative come questa di cui vi abbiamo parlato, ci premuriamo di dare un’attenzione particolare a bambine, ragazze e adulte, sempre, purtroppo, più vulnerabili degli uomini sotto svariati punti di vista. Se continuerete a seguirci, scoprirete tutti i progetti che porteremo avanti per loro!

Concludiamo questa storia con le parole di Laura, che tirano un po’ le fila di questa esperienza importante, sia per queste fantastiche ostetriche, che per la comunità Masai di Rombo:

“Rombo è l’Africa che si vede nei documentari: la terra rossa, le giraffe per strada, le casette di fango e le donne eleganti con in testa i secchi pieni di acqua. Stare da Elaine ed incontrare questi abitanti rende molto umili e fa vedere quella parte che nei documentari è più difficile da cogliere; ti da un breve saggio di cosa sono le loro vite, i problemi, le difficoltà, ma anche una serenità ed un legame con la propria terra che da noi forse manca. E come sempre, dopo questi viaggi, torni con forse più di ciò che hai dato e un po’ di mal d’Africa nel cuore”.

GRAZIE RAGAZZE!

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