Coronavirus in Kenya: un nuovo inferno da affrontare

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Il Coronavirus e le misure restrittive del lockdown stanno mettendo in ginocchio il Kenya

Le famiglie che vivono nelle baraccopoli di Nairobi stanno vivendo giorni drammatici. Centinaia di migliaia di persone sono costrette a “restare in casa” nel degrado, in baracche di pochi metri quadrati, senza risorse alimentari, né acqua né elettricità. Manca il cibo, la tensione sociale è alle stelle. Ancora una volta i bambini sono le prime vittime di questo inferno.

Leggendo il nostro dossier comprenderai perché in Kenya e in tutta l’Africa è in corso un’emergenza nell’emergenza.

Date le premesse attuali, in Africa si rischia una strage umanitaria di dimensioni spaventose.

Bisogna agire subito!

Cosa stiamo facendo

1

Distribuiamo cibo e farina

L’emergenza coronavirus è alimentare. Le scuole sono chiuse e quindi i bambini non possono contare sul pasto giornaliero che consumavano negli spazi scolastici. Visitiamo le famiglie casa per casa consegnando l’ugali, la farina keniota, nella quantità necessaria per il sostentamento settimanale dei bambini e del loro nucleo famigliare

2

Visitiamo i bambini a domicilio

L’emergenza è sanitaria, non esiste alcuna forma di assistenza pubblica e le condizioni igieniche nello slum sono infernali. Siamo partiti dai bambini più vulnerabili, con malattie croniche, sieropositivi o malnutriti. Abbiamo assunto un’infermiera che ci accompagna nelle home visits. Oggi visitiamo circa venti famiglie al giorno ma dobbiamo fare di più

3

Distribuiamo medicine e mascherine

Dai guanti alle mascherine, dai misuratori di febbre, al paracetamolo alle medicine di base.  Stiamo acquistando forniture straordinarie per supportare i bambini e le loro famiglie sostenendo anche il lavoro dei due piccoli ospedali dello slum

4

Aiutiamo due ospedali governativi

Il Dandora Level II Health Center & Korogocho Health Center. Si tratta di ambulatori  sprovvisti di quasi tutto ciò che serve per garantire le cure di base ma che devono assistere le centinaia di migliaia di famiglie delle baraccopoli

Le baraccopoli: il grande problema africano

Una baraccopoli è, per definizione, un inferno sovraffollato dove mantenere una distanza di sicurezza è impossibile. Qui famiglie di dieci/dodici persone vivono ammassate in baracche di lamiera di pochi metri quadrati, i servizi igienici sono inesistenti, mancano acqua ed elettricità. Affollamento e degrado sono la norma, a cui si aggiungono fame, disoccupazione e tensioni sociali indotte dal lockdown. Se il virus dovesse esplodere all’interno dello slum, nelle condizioni in cui vivono le famiglie, sarebbe un massacro.

Welfare e assistenza sanitaria in Kenya?

Il welfare in Kenia è inesistente e l’assistenza sanitaria è totalmente privata. Anche durante questi giorni drammatici di emergenza Covid-19, non è stata prevista alcuna forma di prevenzione o sostegno per queste famiglie, che vivono alla giornata e in condizioni sempre più disperate.  Lavorare in questo contesto è estremamente complesso e le difficoltà sono crescenti, ma dobbiamo offrire a questi bambini e alla loro comunità il supporto sanitario di base per prevenire il contagio. Casa per casa, famiglia per famiglia.

La chiusura delle scuole moltiplica la fame

In una realtà come quella keniota e in generale in tutta l’Africa, la chiusura delle scuole provoca conseguenze devastanti. Il primo effetto, che mette in grave difficoltà  i bambini e le loro famiglie, è il problema alimentare. Per questi ragazzi andare a scuola significa poter contare almeno su un pranzo assicurato al giorno. Quindi La questione è tanto semplice quanto drammatica: se non puoi andare a scuola, non mangi.

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Violenza, disoccupazione, crisi sociali

Conseguenza pericolosa delle misure restrittive è l’aumento esponenziale della disoccupazione. In un Paese già provato dalla miseria, la conseguente mancanza di ogni fonte di reddito, anche minima, mette in ginocchio milioni di persone. Le crisi sociali e le rivolte sono già all’ordine del giorno. Non solo, l’affollamento nelle abitazioni e il divieto di uscire moltiplicano la probabilità di violenze domestiche sulle fasce più vulnerabili, i bambini e le donne.

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