Nairobi

  • A A A
  • Nairobi

    Nairobi è per il visitatore come una “biforcazione”. E’ una città di gente in fila. Specchio delle code davanti alle ambasciate dei paesi occidentali e lungo le autostrade dei vacanzieri. Code di macchine ai semafori, di persone davanti alla banche sempre piene e lunghe file di persone davanti ai dispensari, di gente che cammina, cammina senza sosta per chilometri e chilometri perché non può permettersi di pagare l’autobus. E’ una città fatta di buchi: per le strade, nei bilanci, nei canali fognari e negli acquedotti, nelle mani dei donatori internazionali e nelle vene dei malati di aids così come nella cultura: incapace di creare una sintesi tra istanze differenti. Nairobi è specchio di un mondo che spinge tutto verso gli eccessi, dove tutto assume forme iperboliche, esorbitanti, istericamente eccessive, spariscono le forme di mediazione, nulla mitiga la situazione: non esistono compromessi, gradualità, stadi intermedi. E’ una continua battaglia per la morte o per la vita.
    E’ come se si fosse di fronte a un limite che impone delle scelte. O di qua o di là, senza “se” e “ma”.

     

    “Fabrizio Floris
    Baracche e burattini? La città-slum di Korogocho in Kenya
    L’Harmattan Italia”

    Vedi anche:

    Baraccopoli

    Nairobi, la capitale del Kenya, una metropoli di 3.500.000 di abitanti.
    2.500.000 vivono negli slum, le baraccopoli.

    Discariche e fogne a cielo aperto, distese infinite di baracche fatte in lamiera, mancanza totale di acqua, luce e servizi igienici. Un inferno avvolto nella polvere, nel fumo di cibi cotti all’aperto e dalla puzza di un’umanità troppo stipata, troppo povera e disperata. Droga, alcool e violenze domestiche sono storie di vita quotidiana di ogni bambino. Non sono contemplate nelle cartine ufficiali, non sono mete turistiche e non sono riconosciute dal governo centrale.

    Una famiglia delle baraccopoli è composta da 10 persone, tra bambini e adulti.
    La metà dei nuclei familiari è formata da 1 solo genitore, nella maggior parte dei casi la madre.
    10 m² è la superficie totale di ogni baracca.

    L’AIDS in Kenya è la principale causa di mortalità della popolazione adulta.
    1.500.000 gli adulti ed i bambini sieropositivi.
    500.000 i bambini orfani.
    7% della popolazione totale è affetta dall’AIDS.
    45 anni è l’aspettativa di vita.
    17% è il tasso di mortalità infantile.

    La vita nelle baraccopoli

    Le baraccopoli (in inglese Slum) sono luoghi dove si trovano a vivere ammassati persone appartenenti a diverse tribù e religioni. Non sono riconosciute dal governo e mancano quindi di tutte le strutture di base. Presentano quindi moltissimi problemi: disoccupazione (che è altissima), povertà, illegalità, educazione, criminalità, insicurezza e malattie quali la tubercolosi, l’ameba, la malaria, il tifo e l’AIDS.

    Accanto alle ville circondate da filo spinato, accanto a campi da golf col prato all’inglese, dovunque lo spazio lo consentiva a Nairobi sono sorte delle baraccopoli (in inglese: slum), che oggi ospitano più di due milioni di persone. Nate e alimentate dalla continua migrazione della popolazione dalle campagne alla città, oggi i 200 slum di Nairobi coprono circa il 5% del territorio cittadino, ospitando il 55-60% degli abitanti, e sono in continua crescita.

    Ogni slum ha le proprie caratteristiche e la propria storia. Sono luoghi dove si ritrovano a vivere insieme, ammassati in spazi estremamente ristretti, persone appartenenti a diverse tribù e religioni. Non essendo ufficialmente riconosciute dal governo, le baraccopoli mancano di tutte le infrastrutture di base, prima di tutto degli impianti fognari. Le baracche sono fatte di fango e lamiera e spesso chi ci vive paga un affitto a qualcuno che pretende di averne la proprietà (mentre nella maggior parte dei casi il terreno è del governo). Le persone che vivono nelle baraccopoli devono confrontarsi quotidianamente con problemi legati alla violenza, alla malattia e alla povertà.

    E in questa lotta quotidiana nascono una miriade di soluzioni creative, attività di ogni tipo, gruppi di auto-aiuto, comunità religiose e non… I problemi più rilevanti della baraccopoli sono: disoccupazione (che è altissima), povertà, illegalità, criminalità, insicurezza e malattie quali la tubercolosi, l’ameba, la malaria, il tifo e l’AIDS, in grande diffusione e difficile da curare anche per il costo elevato delle medicine: si stima che almeno un terzo della popolazione delle baraccopoli abbia contratto il virus. Molti giovani e bambini, orfani e poveri, affollano lo slum senza alcuna speranza per il futuro. Sono facili preda di droga, prostituzione e alcolismo. Moltissimi bambini di strada ( street children ) per sfuggire ai morsi della fame si “ fanno ” sniffando colla.

    L’educazione primaria è ancora di difficile accesso per gran parte dei bambini poveri e orfani dello slum, a causa della mancanza di fondi statali e di infrastrutture, nonostante dal 2003 la scuola primaria sia stata dichiarata gratuita per tutti. Proliferano quindi le scuole informali private che consentono però un basso livello educativo.
    Se vi capiterà di andare in una baraccopoli, vi sentire chiamare (mzungu!) e salutare, molti vi daranno il benvenuto e i bambini verranno a darvi la mano, gridando “How are you? How are you? How are you?”. Se in generale in Kenya è difficile per un bianco passare inosservato, nello slum di sicuro sarete al centro dell’attenzione!

    Kibera

    Con i suoi 800.000 abitanti ammassati in poco più di un chilometro quadrato, è il più grande e più densamente popolato slum dell’Africa sub-Sahariana. Nasce nel 1912, quando il governo britannico assegna il territorio ai soldati Nubiani (sudanesi e musulmani) impiegati dalla Corona prima in Somalia e poi in Tanzania. Il nome stesso di Kibera viene dal sudanese kibra (foresta). Da allora il diritto di residenza e il possesso del terreno è conteso tra il governo e i Nubiani, finchè nel 1969 il governo stabilisce definitivamente che il territorio di Kibera gli appartiene. Dagli anni ’70 l’amministrazione della zona, con un sistema basato su tangenti, concede il permesso di costruire strutture provvisorie da affittare.

    Oggi queste baracche fatte di fango e lamiera (è tuttora vietato costruire con materiali permanenti) coprono tutto il territorio di Kibera. Attraversata dalla ferrovia Mombasa-Kampala, Kibera è un intrico di viuzze e di baracche costruite una a ridosso dell’altra, in cui orientarsi non è cosa facile! C’è un punto della ferrovia che offre un colpo d’occhio impressionante: da una parte si stende la baraccopoli, dall’altra il campo da golf.

    La vicinanza di Kibera all’area industriale la colloca in una posizione ideale per coloro che lavorano in questa zona o cercano lavoro: ogni mattina all’alba una colonna di migliaia di persone lascia la baraccopoli per recarsi a piedi sul luogo di lavoro.

    Korogocho

    Korogocho (in lingua kikuyu significa “ciò che non ha più nessun valore) è la quarta baraccopoli di Nairobi per grandezza, viene subito dopo Kibera e Mathare e Mukuru kwa njenga. E’ una delle zone più densamente abitate e instabili tra gli slums di Nairobi.

    La popolazione presente all’interno di Korogocho ha subito negli ultimi anni un forte incremento; probabilmente oggi vivono al suo interno più di 200 mila persone. Korogocho si estende su un’area di 1,5 kmq, ed è situata nel distretto di Kasarani nella zona est di Nairobi su un terreno in parte di proprietà del governo e in parte di proprietà di privati. Anche se si tratta di un cosiddetto “insediamento informale”, la maggior parte dei suoi abitanti, circa l’80% del totale, paga un affitto per vivere in condizioni disumane in baracche fatiscenti e prive di tutto.

    Lo slum confina con la discarica di Dandora dove confluiscono i rifiuti di tutta l’area urbana di Nairobi e che costituisce una risorsa “preziosa” per i numerosi “cercatori” che vivono grazie alla loro attività di recupero e separazione dei rifiuti. La discarica è anche oggetto di grandi interessi economici di poche persone che sfruttano la debolezza di questi disperati. Nel complesso attorno a questo sito vive un milione di persone che respirano i suoi fumi tossici. E’ di recente pubblicazione lo studio condotto a Nairobi dall’Unep , organismo Onu per l’ambiente, che denuncia che su 328 bambini di Korogocho, di eta’ tra i 2 ed i 18 anni, quasi la metà è “imbottito” di metalli pesanti.

    Da oltre 10 anni all’interno dello slum è nato il Bega kwa Bega. Si tratta di un gruppo di cooperative formato da persone che si dedicano alla produzione di prodotti artigianali di varia natura alla ricerca di una via di uscita dalla disperata situazione della baraccopoli. All’inizio del 2004 un piano di grandi demolizioni in diversi slum, che avrebbe coinvolto oltre 300mila persone, è stato fermato grazie alla mobilitazione di chiese, ONG, baraccati e della campagna internazionale W Nairobi W. Gran parte delle persone che vivono a Korogocho sono sfollati vittime di precedenti sfratti in altre aree urbane di Nairobi e non solo: molti sono migranti dalle zone rurali, mentre altri sono rifugiati illegali.

    Le baracche sono attaccate le une alle altre, divise soltanto da viottoli angusti che sono , allo stesso tempo, fogna e scolo. Le strade sono impraticabili durante le piogge o estremamente polverose negli altri periodi dell’anno. L’immondizia viene accumulata a lato delle strade dove spesso viene direttamente bruciata. La scarsità di acqua corrente rimane uno dei problemi più gravi di Korogocho, unitamente alla mancanza di infrastrutture, opportunità di lavoro, programmi d’istruzione, elettricità, appropriate misure igieniche, luoghi di aggregazione e svago per giovani e bambini.

    Street Children

    Non è rara l’immagine straziante di bambini che rovistano nella spazzatura o che dormono per terra sul marciapiede. A Nairobi gli street children, i ragazzi di strada, sono migliaia: trascorrono i loro giorni e le loro notti in strada (ci sono vie e zone dove si radunano per dormire), spesso organizzati in bande, e per sopravvivere si dedicano all’accattonaggio, al furto, alla prostituzione, o vengono usati per il commercio di armi e droga.

    Quasi tutti gli street children girano con la loro bottiglietta di colla, che si portano continuamente alla bocca per aspirare: sniffare colla toglie lo stimolo della fame e dà dipendenza… E’ la colla che dà a questi bambini il tipico aspetto da ubriaco: barcollanti, sonnolenti, con lo sguardo vuoto…

    Trasporti – speciale Matatu

    I trasporti kenyani sono abbastanza sviluppati in tutte le zone del Kenya abitate tramite mezzi pubblici e privati. Le metropolitane sono assenti, mentre i filobus sono inesistenti in tutta l’Africa. Discreta è la rete ferroviaria

    Non si può dire di essere stati a Nairobi se non si è mai preso un matatu!
    Questi minibus della Nissan, di solito bianchi con una banda gialla che riporta la tratta di percorrenza, i migliori sono decorati con graffiti coloratissimi dei principali cantanti del momento o politici, sono tantissimi e padroni assoluti della strada. I makanga (gli autisti) cercheranno in tutti i modi di farvi salire sul loro matatu, incuranti del fatto che avete tutt’altra meta! Se siete dei wazungu (bianchi) potrebbe capitare che vi chiedano una tariffa più alta di quella dovuta (su percorsi cittadini si paga di solito 20 o 30 scellini, ma in alcuni orari o tratte anche 10 o 40). Potete in ogni caso provare a trattare!

    Il matatu parte quando il makanga lo ritiene sufficientemente pieno (in città un volta saliti non si aspetta mai molto, ma i percorsi lunghi, verso altre località, potrebbero mettere a dura prova la vostra pazienza). Una volta partiti, godetevi il viaggio e la musica (immancabile sui migliori matatu!), provando a non farvi prendere dal panico per la guida disinvolta del vostro driver… se vi è di aiuto, concentratevi sulle scritte religiose che adornano matatu e autobus e affidatevi alla provvidenza.

    Cercate comunque di non perdere di vista le vostre tasche e i vostri averi, soprattutto mentre salite o scendete dal matatu, o se il vostro vicino è ben vestito e tiene in mano una grossa busta… Se tutti i passeggeri si mettono rapidamente la cintura di sicurezza seguite il loro esempio (potrebbero esserci nei pressi dei poliziotti, raramente un incontro gradevole), ma state attenti a non offrire l’occasione di un facile guadagno al vostro vicino.

    Ti potrebbe interessare