News e Comunicazioni

I nomi di Egitto, Tunisia, Algeria, Libia, Siria, Marocco, risuonano con violenza nei titoli dei giornali di tutto il mondo. Le nostre vite si ostinano a voler  fluire indisturbate: in realtà  stiamo vivendo uno di quei momenti storici che cambiano un’epoca e che a lungo verranno discussi e studiati. Alcuni si stupiscono e altri si allarmano. La diversità che non si conosce (perché non si vuole conoscere) si sta ribellando ad un silenzio che è durato per troppo tempo. In più la paura:  non si vuole rischiare di essere “travolti” fisicamente dall’”esodo biblico” dei profughi.  Siamo di fronte ad un caso eccezionale anche per la tempestività con cui le grandi organizzazioni internazionali, tra fischi ed applausi, sono intervenute.  È stata definita la “Rivolta del couscous”: una rivolta fatta di giovani, disoccupati, cittadini o sudditi che non si sentono rappresentati politicamente. I principali motivi di malcontento sono la disoccupazione e la corruzione diffuse, l’aumento dei prezzi sui beni di prima necessità e il persistere di governi autoritari. Si chiedono riforme elettorali e sistemi più democratici. Ma qual è la radice di tali rivendicazioni?  Far sentire la propria voce, dare testimonianza della propria esistenza. L’urlo di protesta non è rivolto solo ai capi delle proprie terre, ma anche ad un mondo che parla di globalizzazione e  si ostina a marginalizzare. Alla fine dell’Ottocento si parlava di Al- Nahda: il “risveglio arabo”. Giovani intellettuali colpiti dalle conquiste scientifiche europee e  dalla Rivoluzione Francese, rifiutavano di recepire passivamente i modelli occidentali, essi volevano al contrario sfruttarli come input per far emergere con orgoglio la propria identità. Nella situazione attuale, spirito di revanche, tradizione e modernità ancora una volta si fondono.  I modelli democratici sembrano essere ancora una volta quelli di stampo occidentale. Ma l’obiettivo non è ricalcare, bensì trovare un originale connubio tra islam, identità araba e modernità. La potenza originaria islamica, per molti, deve riemergere e trovare un internazionale riconoscimento. Di una realtà ormai dobbiamo essere lucidamente consapevoli: Occidente e Oriente non possono essere tenuti forzatamente separati. Occidente e Oriente sono sempre stati destinati ad incontrarsi e a scontrarsi.   Il problema  non è solo degli islamici, degli arabi o degli africani. È anche nostro: non solo perché le persone in fuga  giungono sulle nostre sponde, ma anche e soprattutto per la responsabilità che ci appartiene riguardo la storia di questi Paesi.

Per approfondire:

http://africa.blog.ilsole24ore.com/

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