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La pubblicazione del Report Unicef 2012 “Figli delle città”, riporta l’attenzione internazionale su una delle sfide che i governi devono affrontare urgentemente: la crescita della popolazione mondiale e la conseguente necessità di rispondere alle esigenze di una comunità globale sempre più insediata nelle aree urbane. Nel tentativo di approfondire il tema abbiamo sentito l’esperto Joshua Massarenti, corrispondente del settimanale Vita da Bruxelles e responsabile del portale Afronline.org, coordinato da Vita in rete con diversi partner d’informazione africani.

 

Senza troppi giri di parole, il giornalista centra il nodo della questione: se parlando di sicurezza alimentare il focus torna prepotentemente sulla necessità di investire in agricoltura, la vera sfida è capire dove, di preciso, concentrare gli sforzi. Le alternative che si aprono sono essenzialmente due: da una parte la possibilità è quella di investire in ambiente rurale, nel tentativo prioritario di frenare le migrazioni rurali giovanili e di rimediare a fenomeni come quelli dell’impoverimento del suolo, della deforestazione, della difficoltà di accesso ai semi. Dall’altro, si può pensare di investire nello sviluppo dell’agricoltura periurbana. Massarenti non nasconde infatti come proprio la vicinanza alla città offra agli stessi agricoltori opportunità di accesso ai mercati e a servizi non indifferenti.

 

A tal proposito l’esperto ricorda come nel 2003 i governi africani abbiano sottoscritto l’impegno di investire, entro il 2008, almeno il 10% del Pil in agricoltura. Fatto? Ben poco, a parte paesi come Niger, Mali e Mauritania, che per interesse economico avevano già deciso di investire in produzione agricola. Ma anche in questo caso, sottolinea Joshua Massarenti, è bene capire di cosa stiamo parlando: negli ultimi anni la politica agricola, in Africa ma non solo, si è focalizzata sulle mono esportazioni, con prezzi legati ai mercati internazionali, quindi completamente slegati dalla realtà locale dei singoli paesi produttori. Il sistema, che negli anni ha portato al dilagare di una forte speculazione finanziaria sul cibo, dovrebbe essere sostituito da un investimento massiccio in agricoltura locale. Questo è un passaggio chiave.

 

In quest’ottica, evidenzia l’esperto, assume maggior rilevanza il livello regionale, proprio quello su cui punta lo stesso direttore dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Pascal Lamy, che recentemente ha ricordato l’importanza, per il continente africano, di concentrarsi sullo sviluppo commerciale interregionale. Strategia vincente, soprattutto se le stime demografiche, che parlano di una popolazione urbana destinata ad esplodere nei prossimi anni, non mentono.

E in merito alle preoccupanti concentrazioni in città il corrispondente di Vita spiega come, in realtà, i flussi migratori da campagna ad aree urbane siano iniziati molto tempo fa, all’incirca nei primi anni del ’900, periodo in cui le amministrazioni coloniali non sono riuscite ad inquadrare i flussi, lasciando così che le città crescessero senza alcun tipo di pianificazione.

 

E se le migrazioni odierne si vanno a sovrapporre ad antiche stratificazioni, «La sfida, ora, è quella di inquadrare finalmente questi arrivi, attraverso precisi piani regolatori». Questa strategia andrebbe a supportare, per esempio, l’instaurarsi di spazi dedicati all’agricoltura periurbana, che fino ad ora crescono ai confini delle città in totale deregulation. «Una governance, ecco quello che servirebbe per gestire questo fenomeno – incalza Massarenti – Perché al di sopra delle teste dei bambini che soffrono di malnutrizione, affiorano seri fenomeni macroeconomici e sociali».
Per ulteriori approfondimenti, ricordiamo l’intervista esclusiva del portale Afronline.org al segretario generale Nepad, Nuova Alleanza per lo Sviluppo Africano, Ibrahim Assane Mayaki, che attraverso un preciso intervento approfondisce il fenomeno di «ruralizzazione delle città».

Fonte: http://expo2015contact.virgilio.it/news/food4life/africa-la-sfida-e-capire-quale-tipo-di-agricoltura-salvera-il-continente

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