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Storie d’Africa, anzi storie d’acqua.

Quest’anno il Goldman Prize è stato consegnato all’ attivista africana, Ikal Angelei, che si batte per fermare un progetto di diga e canalizzazione del lago Turkana (GIBE – 3) tra Kenya ed Etiopia.

Nella regione keniota del Turkana il lago omonimo provvede alle esigenze idriche della pastorizia locale poiché le sue acque non scorrono fuori dal lago ma fuoriescono o per evaporazione o per interpolazione. Un progetto etiopico vorrebbe costruire una diga (GIBE – 3)sul fiume Omo, immissario del lago. Il governo keniota, che acquisterebbe l’energia del vicino, non si oppone, ma anzi troverebbe opportuna economica.

Il premio Goldman Angelei ritiene che, a causa della diga, le acque del lago scenderebbero drasticamente di livello causando un aumento della salinità con conseguenze deleterie per la pastorizia e le coltivazioni di cotone sulle sue rive. Per creare una maggiore consapevolezza nell’opinione pubblica è nata l’associazione Friends of Lake Turkana (FoLT) con lo scopo di avviare campagne di sensibilizzazione delle popolazioni coinvolte nel progetto.

La campagna propone non l’abbandono di energia idroelettrica ma la costruzione di dighe più piccole che non minaccerebbero il livello delle acque del bacino e la salinità e quindi non ostacolerebbero l’economia di quelle popolazioni.

Fin qui la posizione delle associazioni che contrastano la costruzione della diga. Il governo etiopico, con l’appoggio di quello kenyota – sostenuti nell’investimento dall’ African Development Bank, EIB, il governo italiano e cinese – difendono la strategicità del progetto sotto due diversi punti di vista: ambientale ed economico. Riducendo l’emissione di CO2 i due paesi potrebbero ridurre drasticamente la dipendenza energetica dall’estero, che al momento si attesta, per il Kenya, attorno a 16 milioni di KWatt, lo 0,2% del fabbisogno nazionale contro un esportazione di 41 milioni di KWatt, lo 0,7 % della suo fabbisogno annuo. Non abbiamo dati rilevanti per l’Etiopia.

La tematica è importante, di là dall’aspetto ambientale condizionerebbe fortemente i rapporti tra i Paesi della regione. Un possibile accordo per la costruzione della diga potrebbe mettere un’ipoteca sul consolidamento degli equilibri nell’area, quanto dureranno è tutto da provare e soprattutto sarà da verificare se i benefici politici riusciranno a controbilanciare le problematiche ambientali.

Graziano G. Curri

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