News e Comunicazioni

Due giorni fa si celebrava la giornata mondiale per la lotta contro la violenza sulle donne. Il percorso decennale che ha condotto buona parte della popolazione mondiale a riconoscere l’atrocità e l’abominio di certi atti nei confronti delle donne, è costellato di successi e insuccessi.

I fattori che incidono principalmente sul mancato riconoscimento della necessaria tutela verso le donne sono innumerevoli, ma si può dire certamente che la maggior parte di essi è di matrice culturale. L’educazione, gli usi e i costumi di svariati popoli prevedono che la donna non venga trattata alla stregua dell’uomo, seppure essa ricopra incarichi di fondamentale importanza all’interno della comunità.  Che valore assume dunque la vita di una donna in contesti simili? Cosa comporta l’assenza di considerazione per la sua tutela. Noi abbiamo, purtroppo, un caso reale da raccontare.

Qualche giorno fa, nello slum di Korogocho una donna è morta di parto, tra le quattro mura di una delle tante “cliniche” improvvisate dentro la baraccopoli. Il bambino era troppo grande. Un parto naturale era improponibile, bisognava intervenire, ma la carenza delle strutture in loco non lo ha consentito. Così, la giovane donna ha donato la vita al proprio bambino, pagando il tributo con la propria. Si tratta di un caso di cattiva sanità? Sembrerebbe il caso, eppure c’è qualcosa di piu…

Chi nasce e cresce nello slum conosce la legge naturale che vige per tutti, la legge del più forte. Eppure, per quei pochi fortunati che hanno avuto modo di vedere anche altro oltre al fango e alle lamiere della baraccopoli sanno che al di fuori di essa si possono vantare dei diritti, primo fra tutti quello alla vita. Uscire da posti come Korogocho può significare in molti casi la sopravvivenza.

Se questa donna si fosse rivolta a un’altra struttura meglio attrezzata sarebbe ancora viva, ma la cultura ha giocato un brutto scherzo. Il nichilismo mascherato dal sorriso domina le vite degli abitanti di posti come Korogocho. Sono dei non-luoghi dove a nessuno interessa se si vive o si muore.

Oggi un bambino in più vivrà la propria esistenza senza la sua mamma a causa della mancata tutela del diritto alla salute e della mancata educazione alla salute che continua a esserci in Kenya.

Due giorni fa si è detto basta alla violenza sulle donne. Noi lo ripetiamo anche oggi.

Giulia Buffa

Condividi su

Potrebbe anche interessarti

2 luglio 2020

Volontariato a Distanza

Fin dall’inizio della nostra esperienza di cooperazione e sviluppo in Kenya, abbiamo promosso un programma di volontariato internazionale per tutti coloro che vogliono dare una mano e fare un’esperienza davvero … Continua

25 giugno 2020

Diari dei volontari, Diari di viaggio

Gianluca e la sua esperienza come volontario

Ci sarebbe piaciuto rivederlo di persona, ma è stato comunque piacevole parlare via Skype con Gianluca, un ragazzo toscano di 40 anni partito con noi la scorsa estate per Nairobi. … Continua

16 giugno 2020

16 giugno 1976: gli Scontri di Soweto

Nel 1975, il Sud Africa stava vivendo gli anni della segregazione razziale, meglio nota come Apartheid. Nelson Mandela era in carcere da quasi dieci anni e da tempo ogni tentativo … Continua

× Come possiamo aiutarti?