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Ancora una volta si parla di Lago Turkana. Precedentemente sono stati pubblicati alcuni articoli volti alla messa in luce delle problematiche relative le etnie della zona e le lotte fratricide, ma la fama mediatica del Lago Turkana è legata, purtroppo, principalmente  alla realizzazione della diga GIBE III, la quale dovrebbe costituire lo strumento per creare lapiù grande centrale idroelettrica dell’Africa e la quarta a livello mondiale.

L’avvio dei lavori è stato dato nel 2006, lungo il corso del fiume Omo, portatore del 90% dell’acqua del lago Turkana. Le implicazioni relative alla costruzione della diga, oltre al costo esorbitante di 1.800.000.000 di euro, sono l’abbassamento del livello dell’acqua, il conseguente aumento della salinità e dunque la possibilità di utilizzare la fonte d’acqua per usi domestici e per l’allevacmento, prima risorsa di sostentamento per le comunità dell’area.

E’ qui che, come spesso accade, entra in scena un paladino della giustizia. Nel nostro caso una paladina della giustizia. Il suo nome è Ikal Angelei, un’attivista fondatrice dell’associazione “Amici del Lago Turkana”, nata con l’intento di sensibilizzare e informare le popolazioni locali circa le problematiche riguardanti la costruzione della GIBE III, creando un network che spingesse persone di potere e di cultura ad interessarsi alla faccenda.

I risultati sono stati più che positivi, poiché a interessarsi della questione è stato anche l’UNESCO che attraverso studi di commissioni ad hoc e deliberazioni dei propri organi, ha più volte ribadito il “valore universale della proprietà” che è minacciata dal progetto etiope e kenyota di creazione di una simile centrale idroelettrica. E’ da tenere presente che il Lago Turkana e i suoi parchi sono stati inscritti dal 1997 all’interno della lista dei patrimoni mondiali da preservare, stilata dall’UNESCO. Conseguentemente il delta del fiume Omo, sotto potestà etiope, merita la stessa attenzione e tutela.

Il parlamento nazionale e l’organismo delle Nazioni Unite hanno avviato una commissione di studio sulla sostenibilità ambientale, decretando la sospensione dei lavori alla diga se non altro in via temporanea. Di tutti gli investitori che avevano deciso di finanziare il progetto ( tra essi si annoveravano la Banca Mondiale, la Banca Europea per gli investimenti e la Banca Africana), resta soltanto la Cina. Nonostante l’allarme ambientale, il guadagno fa ancora troppa gola.

In tale contesto trova ulteriore spazio d’inserimento la Angelei, che sulla scia del Premio Nobel per la Pace 2004, Wangari Maathai, si leva per ribadire a gran voce che lo sviluppo economico è un traguardo da raggiungere, ma non a tutti i costi, aggiudicandosi l’ambito riconoscimento ambientale, il “Goldman Prize”.

Sorge spontanea una domanda, che altro non è se non il perno del dibattito in corso: lo sviluppo a tutti i costi può passare da soluzione di molti mali  a male stesso? Si parla tanto di sviluppo sostenibile, e per sostenibile si intende uno sviluppo che rivolga lo sguardo sia alle generazioni attuali che a quelle future. Continuando a fare pressione per progredire economicamente a tutti i costi si rischia di perdere il patrimonio culturale e ambientale che i nostri avi hanno preservato per noi. Siamo davvero disposti a rinunciarci?

Giulia Buffa

Fonti:

http://en.wikipedia.org/wiki/Gilgel_Gibe_III_Dam

http://whc.unesco.org/en/list/801

Ikal Angelei

http://4.bp.blogspot.com/_cyKwtTdt8Xc/Sb95D9hLh4I/AAAAAAAAADU/1gkUWABn8bI/s400/DSC00026.JPG[content-builder]{“id”:1,”version”:”1.0.4″,”nextId”:”1″,”block”:”root”,”layout”:”12″,”childs”:[{“id”:”2″,”block”:”rte”,”content”:”\"\"<\/a>Ancora una volta si parla di Lago Turkana. Precedentemente sono stati pubblicati alcuni articoli volti alla messa in luce delle problematiche relative le etnie della zona e le lotte fratricide, ma la fama mediatica del Lago Turkana \u00e8 legata, purtroppo, principalmente\u00a0 alla realizzazione della diga GIBE III, la quale dovrebbe costituire lo strumento per creare lapi\u00f9 grande centrale idroelettrica dell’Africa e la quarta a livello mondiale.\r\n\r\nL’avvio dei lavori \u00e8 stato dato nel 2006, lungo il corso del fiume Omo, portatore del 90% dell’acqua del lago Turkana. Le implicazioni relative alla costruzione della diga, oltre al costo esorbitante di 1.800.000.000 di euro, sono l’abbassamento del livello dell’acqua, il conseguente aumento della salinit\u00e0 e dunque la possibilit\u00e0 di utilizzare la fonte d’acqua per usi domestici e per l’allevacmento, prima risorsa di sostentamento per le comunit\u00e0 dell’area.\r\n\r\nE’ qui che, come spesso accade, entra in scena un paladino della giustizia. Nel nostro caso una paladina della giustizia. Il suo nome \u00e8 Ikal Angelei, un’attivista fondatrice dell’associazione \”Amici del Lago Turkana\”, nata con l’intento di sensibilizzare e informare le popolazioni locali circa le problematiche riguardanti la costruzione della GIBE III, creando un network che spingesse persone di potere e di cultura ad interessarsi alla faccenda.\r\n\r\nI risultati sono stati pi\u00f9 che positivi, poich\u00e9 a interessarsi della questione \u00e8 stato anche l’UNESCO che attraverso studi di commissioni ad hoc e deliberazioni dei propri organi, ha pi\u00f9 volte ribadito il \”valore universale della propriet\u00e0\” che \u00e8 minacciata dal progetto etiope e kenyota di creazione di una simile centrale idroelettrica. E’ da tenere presente che il Lago Turkana e i suoi parchi sono stati inscritti dal 1997 all’interno della lista dei patrimoni mondiali da preservare, stilata dall’UNESCO. Conseguentemente il delta del fiume Omo, sotto potest\u00e0 etiope, merita la stessa attenzione e tutela.\r\n\r\nIl parlamento nazionale e l’organismo delle Nazioni Unite hanno avviato una commissione di studio sulla sostenibilit\u00e0 ambientale, decretando la sospensione dei lavori alla diga se non altro in via temporanea. Di tutti gli investitori che avevano deciso di finanziare il progetto ( tra essi si annoveravano la Banca Mondiale, la Banca Europea per gli investimenti e la Banca Africana), resta soltanto la Cina. Nonostante l’allarme ambientale, il guadagno fa ancora troppa gola.\r\n\r\nIn tale contesto trova ulteriore spazio d’inserimento la Angelei, che sulla scia del Premio Nobel per la Pace 2004, Wangari Maathai, si leva per ribadire a gran voce che lo sviluppo economico \u00e8 un traguardo da raggiungere, ma non a tutti i costi, aggiudicandosi l’ambito riconoscimento ambientale, il \”Goldman Prize\”.\r\n\r\nSorge spontanea una domanda, che altro non \u00e8 se non il perno del dibattito in corso: lo sviluppo a tutti i costi pu\u00f2 passare da soluzione di molti mali\u00a0 a male stesso? Si parla tanto di sviluppo sostenibile, e per sostenibile si intende uno sviluppo che rivolga lo sguardo sia alle generazioni attuali che a quelle future. Continuando a fare pressione per progredire economicamente a tutti i costi si rischia di perdere il patrimonio culturale e ambientale che i nostri avi hanno preservato per noi. Siamo davvero disposti a rinunciarci?\r\n

Giulia Buffa<\/p>\r\nFonti:\r\n\r\nhttp:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Gilgel_Gibe_III_Dam\r\n\r\nhttp:\/\/whc.unesco.org\/en\/list\/801\r\n\r\nhttp:\/\/www.goldmanprize.org\/recipient\/ikal-angelei\r\n\r\nhttp:\/\/4.bp.blogspot.com\/_cyKwtTdt8Xc\/Sb95D9hLh4I\/AAAAAAAAADU\/1gkUWABn8bI\/s400\/DSC00026.JPG”}]}[/content-builder]

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