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Il filmaker Bruno Sorrentino, ha recentemente rilasciato un interessante documentario girato negli ultimi vent’anni sulla vita di un bambino kenyota di nome Erodo.

Il 1992 fu l’anno del Earth Summit in Rio delle Nazioni Unite, sull’onda di questa senso di progresso umano verso la sostenibilità economica internazionale e la maggiore uguaglianza sociale, la compagnia di produzione TVE  propose a Sorrentino di documentare la crescita di alcune vite sin dalla loro nascita cercando di trasmettere quei valori.

Sorrentino quindi partì per il Kenya e raggiunge un’area semi-desertica nel nord del paese dove si trova il paese di Isiolo. Lì attraverso l’aiuto di un collaboratore locale incontrò diciotto donne incinte  e tra queste c’era anche Esther la futura madre di Erodo. I genitori di Erodo appartengono ai Turkana, una tribù semi-nomadica di mandriani, il cui stile di vita è costantemente minacciato dalla siccità, violenza e la crescente competizione per impadronirsi delle terre. Sorrentino si è domandato: un contesto simile come sarebbe stata influenzata la vita del neonato?

Tornato in Kenya a pochi mesi di distanza, subito incontrò delle difficoltà perché la famiglia  di Erodo si era spostata, ma dopo pochi giorni, grazie all’aiuto locale, li rintracciò di nuovo. Nonostante ciò però, seguirlo attraverso gli anni novanta si rivelò complicato a causa dei continui spostamenti della famiglia dovuti ad attacchi di tribù rivali.

In questo percorso, la famiglia è passata anche attraverso problematiche interne. Infatti Esther cominciò a riflettere sulla possibilità di stabilirsi e mandare il figlio a scuola. Questo generò un conflitto sia con il marito, che con la sua moglie più anziana e la suocera, i quali detenevano il controllo sulla sua fertilità obbligandola a dare alla luce numerosi bambini.

Di sicuro lo stress al quale la madre – ed Erodo per estensione – erano costantemente sottoposti, hanno avuto un forte impatto sul corso della vita del piccolo. Fortunatamente però, nonostante l’avvio della sua esistenza sia stato molto duro e sia scampato alla morte svariate volte di recente, Erodo è sopravvissuto.

Il messaggio finale che questo documentario vuole darci è che non può esserci sviluppo senza la sicurezza per la propria vita. È la storia della capacità di resistenza e recupero di un giovane kenyota che ha superato ostacoli e difficoltà alle quali la maggior parte delle persone che vivono nei paesi occidentali non saprebbero come sopravvivere.

Giulia

Fonti:

http://www.aljazeera.com/programmes/witness/2013/04/2013411125856663632.html

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