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Una foto pubblicata sul The Guardian che riguarda la cattura dei Mau Mau da parte dell’esercito britannico.

“Il governo britannico riconosce che i kenioti Mau Mau sono stati sottoposti a torture e ad altre forme di maltrattamenti da parte dell’amministrazione coloniale”. Con queste parole, il ministro degli Esteri britannico William Hague ha annunciato la decisione di risarcire le vittime. “A nome del governo di Sua Maestà”, Hague ha espresso “sincero rincrescimento” per quanto accaduto. “Torture e maltrattamenti sono disgustose violazioni della dignità umana che condanniamo senza riserve”, ha detto il ministro degli Esteri parlando davanti alla Camera dei Comuni. Hague ha anche annunciato il sostegno britannico alla costruzione a Nairobi di un memoriale per i morti dell’era coloniale.

“Un profondo rammarico” è stato espresso anche dal primo ministro David Cameron che ha riconosciuto “le torture inflitte in quei anni dall’amministrazione britannica”.

Sono in tutto 5.228 i kenioti che riceveranno un risarcimento per un totale di 19,9 milioni di sterline sulla base di un accordo con i loro avvocati della Law Society of Kenya, che da anni si batte per la difesa dei Mau Mau. “Abbiamo raggiunto un accordo extragiudiziale” ha raccontato alla televisione di stato keniana (Kbc) Paul Muite, avvocato dei veterani Mau Mau, precisando che “il risarcimento sarà diviso equamente a tutti coloro che hanno fornito prove sufficienti dei maltrattamenti subiti”.

Il mea culpa di Londra non è nato da un sentimento spontaneo. Nel 2011 l’Alta Corte britannica ha riconosciuto come legittime le accuse che tre kenioti (Paulo Muoka Nzili, Wambuga Wa Nyingi e Jane Muthoni Mara) avevano mosso contro il governo di Londra per gli abusi sessuali, le percosse e le altre violenze subite nei campi di concentramento allestiti dai militari britannici tra il 1952 e il 1960. Con la loro sentenza i giudici avevano riconosciuto il diritto dei tre keniani a intraprendere azioni legali nei confronti del governo inglese. Dopo la sentenza, altri ottomila hanno reclamato milioni di dollari al governo britannico come risarcimento per le sevizie. Secondo quanto riporta il Daily Nation, almeno 8.700 persone hanno deciso di presentare una richiesta di risarcimento a Londra tramite i loro avvocati.

Dopo aver tentato di tutto per contrastare l’azione legale, Londra ha fatto i suoi conti e ha deciso di patteggiare e firmare un “accordo extragiudiziale”.

Fino ad allora, infatti il governo britannico aveva sostenuto di poter rispondere di “eventuali reati” perché “ormai era passato troppo tempo per condurre un processo corretto”. Secondo Londra, all’epoca in Kenya esisteva già un’amministrazione autonoma (di pura apparenza) e di conseguenza ogni responsabilità penale sarebbe dovuta ricadere sullo Stato indipendente nato nel 1963.

Alcuni documenti del Foreign Office, pubblicati dai principali giornali britannici, parlano di campi di concentramento, abusi sessuali su uomini e donne, torture anche con il fuoco e, in alcuni casi, persone bruciate vive e donne stuprate con bottiglie di vetro. I coloni inglesi, si legge negli atti, custodivano queste violenze come “un segreto colpevole”.

Secondo la Commissione per i diritti umani del Kenya, furono 90.000 i keniani giustiziati, torturati o mutilati, mentre altre 160.000 persone vennero detenute in condizioni spaventose.

Fonte: www.rinascita.eu

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