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Desertec (Fonte: Inhabitat)

C’era una volta Desertec, il progetto da 400 miliardi di dollari che avrebbe dovuto lanciare l’energia solare nel Nord Africa.

Entro il 2050, una serie di centrali solari termodinamiche poste nel deserto avrebbe dovuto generare 60mila megawatt di corrente, una quantità di energia sufficiente a coprire il fabbisogno di elettricità dei paesi sahariani e il 15% di quello europeo. L’energia prodotta, infatti, sarebbe stata esportata nel Vecchio Continente attraverso un cavo di collegamento fra i due continenti.

Un sogno che non è mai diventato realtà e che, ora, è sempre più minacciato dalla crisi e dall’instabilità politica del Nord Africa. Non a caso, delle tante grandi aziende aderenti al progetto, Siemens ha deciso di defilarsi. E non è certo un buon segno. Così Desertec è fermo da anni e non sembra avere molte chance di ripresa.

Tuttavia, il destino delle rinnovabili solari in Africa non è del tutto segnato. Nuove possibilità si aprono più a Sud: «Nel prossimo futuro lo sviluppo del Mediterraneo sarà caratterizzato da una straordinaria crescita della sponda Sud: dobbiamo attrezzarci per affrontare questa prospettiva» ha detto a la Repubblica Gianluigi Angelantoni, presidente di Anest, l’associazione dei produttori di solare termodinamico. «Le industrie italiane del settore – continua – hanno una grande opportunità: fornire le infrastrutture energetiche per lo sviluppo di paesi che vedranno raddoppiare i consumi in 10 anni».

Entro il 2015, infatti, si stima che la domanda energetica del sud e dell’est del Mediterraneo sarà il 42% del totale. Un’occasione che l’Italia, data la sua posizione strategica dal punto di vista geografico, potrebbe sfruttare. Un’opportunità da non perdere, considerando che, stando a uno studio della Banca Mondiale del 2011, installando 20 GW di solare termodinamico entro il 2020 nel sud del Mediterraneo si produrrebbero 236mila posti di lavoro all’anno.

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