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Barack Obama, presidente degli Stati Uniti

Dal 26 giugno al 3 luglio il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama sarà in visita in Senegal, Sud Africa e Tanzania, un’importante dichiarazione di intenti nei confronti dell’Africa.

Già nel 2008, quando Obama divenne presidente degli Stati Uniti, la sua elezione sollevò grandi aspettative in tutto il mondo riguardo a un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti nella diplomazia internazionale. Considerate le origini africane del presidente, le attese si sono fatte ancora più forti soprattutto tra le comunità sostenitrici dell’Africa all’interno degli Stati Uniti e nelle città e nei villaggi di tutta l’Africa sub-sahariana.

All’inizio del suo primo governo, nel luglio 2009, Obama ha visitato il Ghana. Il discorso tenuto ad Accra non prevedeva impegni specifici e si limitava alla promessa di ridurre il finanziamento dei consulenti e amministratori americani. Il viaggio del presidente in Ghana fu più che altro un atto simbolico.

Un nuovo viaggio era stato pianificato per l’Africa sub-sahariana (Michelle Obama ha visitato il Sud Africa e Botswana), ma altre priorità come la crisi economica interna e le minacce provenienti da Afghanistan, Iran e Nord Korea hanno distolto l’attenzione dalle promesse fatte agli africani.

Risultati
Nonostante questo, nel corso del primo mandato ci sono stati alcuni segnali importanti di impegno nei confronti del continente africano: Hillary Clinton, Segretario di Stato, ha fatto dell’Africa una priorità diplomatica, visitando 23 stati su 54. E poi ancora con il referendum del 2011, l’indipendenza del Sud Sudan, il cambiamento della Somalia e gli sforzi per una mediazione in Malawi, Guinea, Senegal. Sono tutti esempi di ciò che di buono gli Stati Uniti sono riusciti a fare in Africa.
C’è poi l’iniziativa da 3,5 miliardi di dollari sulla sicurezza alimentare africana portata avanti dall’amministrazione Obama che ha avuto un grande impatto e il cui risultato è stato un aumento degli scambi commerciali degli Stati Uniti con l’Africa.

Kenya e Nigeria escluse
La speranza è che per questa seconda visita ufficiale le aspettative siano più realistiche. Ancora una volta, sarà un viaggio simbolico: Senegal, Sudafrica e Tanzania, infatti, sono importanti partner americani. Mentre due paesi chiave, Kenya e Nigeria, sono fuori dalla lista del presidente a causa della loro attuale situazione politica. Evitare Nairobi nel momento in cui c’è ancora incertezza per quanto riguarda i processi della Corte penale internazionale contro il Presidente Uhuru Kenyatta e il vice William Ruto è stato prudente.

La decisione di non andare in Nigeria, invece, è discutibile. La Nigeria sarà presto la terza nazione più grande al mondo per popolazione e la più grande economia dell’Africa e il presidente Goodluck Jonathan e la sua amministrazione devono affrontare molte sfide in fatto di sicurezza e governabilità che richiederebbero un supporto internazionale.
Una buona iniziativa della prima amministrazione Obama era stata quella di riaprire un consolato americano nel nord della Nigeria. Purtroppo, a causa degli alti costi costi di sicurezza, e di una mancanza di interesse ad avere sedi diplomatiche in posti pericolosi dopo l’attacco al consolato americano a Bengasi, tali piani furono accantonati. Eppure, l’amministrazione Usa non può permettersi di essere cieca come lo è oggi nei confronti della Nigeria.

Una strana relazione con il Sudafrica
Senegal e Tanzania sono visite strategiche per Obama, ma non il Sud Africa, anche se, in teoria, sarebbe un partner strategico per gli Stati Uniti. Il Sud Africa ostenta con orgoglio la sua appartenenza ai BRICS e si vede come un paese all’avanguardia. Il suo African National Congress emette regolarmente comunicati di condanna nei confronti dell’imperialismo statunitense, offrendo solidarietà a L’Avana, Teheran e Ramallah.

Dopo dopo un lungo periodo di scambi costruttivi durante la transizione dall’apartheid fino alla fine degli anni ’90, il rapporto Usa-Sud Africa è diventato sempre più critico. Questo nonostante il fatto che gli Stati Uniti siano ancora uno dei principali partner commerciali del Sud Africa nel mondo.

La visita del presidente Obama non cambierebbe immediatamente questo rapporto, ma potrebbe aiutare a riequilibrarlo. Sarebbe importante che gli Stati Uniti e il Sud Africa comprendessero le loro rispettive preoccupazioni strategiche e che, di conseguenza, migliorassero le loro relazioni commerciali, cercando soluzioni comuni a obiettivi condivisi, come la riduzione della povertà, la salute globale e l’istruzione.

Fonte: Chatman House

 

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