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Secondo la critica internazionale, Chimamanda Adichie è una delle voci anglofone africane più interessanti dell’ultimo decennio.

Dopo aver trascorso l’infanzia in una famiglia medio borghese di Lagos, Nigeria, a 19 anni si si trasferisce negli Stati Uniti dove frequenta numerosi atenei quali Drexel University, Eastern Connecticut State Yniversity, Johns Hopkins University, Princeton University e l’Istituto Radcliffe per studi avanzati della Harvard University, inizia ad essere pubblica nel 1997 con “Decisions”, una raccolta di poesie.

Nel 2009, viene invitata a tenere un discorso (“talk”) alle conferenze TED dove parla di una questione interessante, i pericoli del conoscere “una storia sola”.

La Adichie racconta che quando era piccola amava molto leggere in particolare romanzi scritti da scrittori britannici che popolavano le loro storie di “personaggi biondi con gli occhi azzurri, che sorseggiavano birra allo zenzero e che parlavano spesso del tempo”. Di conseguenza, quando da piccola  cominciò a cimentarsi con la scrittura, scriveva le medesime cose di cui leggeva senza sapere veramente di cosa stesse scrivendo (ad esempio la birra allo zenzero). Ma era normale, non sapeva che esistessero forme di letteratura africane nelle quali immedesimarsi perché conosceva “una storia sola”,

Quando si trasferì negli Stati Uniti e conobbe la sua compagna di stanza del college, realizzò il problema del conoscere “una storia sola”. La sua coinquilina rimase shockata dal fatto che Chimamanda parlasse perfettamente inglese, non sapeva che in Nigeria si parlasse inglese, e si rattristò del fatto che invece che ascoltare “musica tribale” ascoltasse Mariah Carrey. La sua coinquilina come il resto della popolazione americana immaginava l’Africa come un Paese (e non continente) dove i paesaggi e gli animali erano splendidi ed esotici e dove della gente strana moriva per l’AIDS, guerre e povertà. Tutti conoscevano “una storia sola” dell’Africa.

Cher cos’è “la storia sola” (a single story)? Chimamanda Adichie la definisce come la tendenza a mostrare costantemente un paese solo in base ad una caratteristica o ad una cosa fino a che quel paese o popolazione non diventa davvero quella cosa o caratteristica. Questo fattore è anche legato alla questione del potere e di come questo condizioni le relazioni e come le notizie vengono narrate fino a che una storia non appartiene ad un paese. Il problema che sottolinea questo concetto è che insistendo solo sugli aspetti negativi dell’esperienza umana di un popolo allora la si riduce appiattendola rubando la dignità agli individui di quel popolo o paese.

Ed è in questo modo che nascono gli stereotipi e i pregiudizi, perché si conosce solo una storia o una versione della stessa storia, invece si dovrebbero conoscere più storie diverse e capire che in Africa non ci sono solo catastrofi, povertà, fame e diritti spesso negati, ma ci sono anche uomini e donne forti che nonostante le difficoltà delle vita vanno avanti, a volte fallendo a volte con successo, proprio come in qualunque altra regione del mondo.

Giulia

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