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Marika – l’autrice di queste riflessioni – è una nostra volontaria veterana che da cinque anni va in Kenya presso i nostri progetti. Ha carica ed entusiasmo da vendere e ormai molta esperienza, ma niente l’aveva preparata alla giornata che ha vissuto insieme agli altri volontari. Dato che ha scritto molto cercando di rendere le sue riflessioni il più chiare possibile e vivide anche per i lettori, noi ve le proporremo ‘a puntate’ per i prossimi giorni.

Pensi di aver visto qualsiasi cosa, pensi che le emozioni siano finite, che non sia possibile provarne di nuove, pensi che tutto sia in qualche modo completo e che l’ennesimo viaggio sia solo un ritorno a trovare i nani che hai lasciato e tutti gli amici che negli anni hai trovato.

Pensi male, malissimo.

Ogni volta è qualcosa di nuovo, ogni volta li guardi e vedi nei loro occhi nuove speranze, nuovi sogni, nuovi amici, nuovi posti, vedi intorno a te che qualcosa  è cambiato e sta cambiando, vedi che i loro sguardi sono diversi e pensi a cose nuove … pensi che il tuo cuore ancora ha spazio per inserire nuovi volti e nuove avventure. 

Sono cresciuti, sono cambiati e ci sono i nuovi. Tutti urlano il mio nome quando il van varca finalmente il cancello del villaggio, tutti sono li ad accogliermi, tutti finalmente ancora insieme. Ed io finalmente respiro aria di casa, finalmente mi sento di nuovo viva e piena di amore. 

Leggo i diario dei miei compagni di viaggio, ascolto ancora in aereo le loro paure e quando chiudo gli occhi ricordo che erano, e forse ancora sono un po’ le mie… li guardo e penso che anche loro forse un giorno decideranno di tornare ancora e ancora e ancora….

Ma in questo viaggio la botta arriva quando non me l’aspetto, arriva in un giorno in cui sembra che tutto debba andare come sempre, arriva in un giorno in cui mi dicono “abbiamo bisogno di andare a fare delle foto nello slum, in un posto dove non è sicuro andarci e dove verremo scortati”. Mi sembra di avere paura, cerco di non pensarci, cerco di credere che forse è troppa preoccupazione da parte dell’Associazione, mi convinco che non sarà nulla forse di cosi impegnativo  e di cosi forte e mi sveglio convinta che andrà tutto bene.

E poi si parte … si cammina nello slum di Korogocho per arrivare a Dandora. Ci scorta un’intera classe, il preside della scuola, alcuni signori del luogo ed un professore. Ci fanno mille raccomandazioni, ci chiedono di legare i capelli perché nessuno possa tirarceli, ci dicono di camminare uniti e di guardarci bene e sempre intorno … il sorridente e fidato Amunga ci chiede semplicemente di viverla seguendo le sue indicazioni e tutto andrà bene.

E si parte … per una decina di minuti si cammina in quello che mi sembra qualcosa di famigliare, lo slum l’ho visto molte volte, so cosa aspettarmi e nulla mi sconvolge cosi tanto. Mi guardo intorno, osservo i movimenti della classe, osservo il preside fiero che guida la simpatica carovana. Mi sembra di portare in gita i ragazzi, mi sembra che tutto sia semplice e stia filando liscio. Incrociamo le guardie del corpo che ci seguiranno fino alla fine del cammino, proseguiamo divertiti, il professore riesce persino ad insegnare qualcosa ai ragazzi sulle piante che incrociamo……….

Poi ci si ferma, il preside ci dice che da li proseguiamo senza i ragazzi, che siamo arrivati al punto in cui loro non possono venire. Dobbiamo entrare in tre case e saremmo in troppi. Allora proseguiamo solo noi.

(continua…)

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Pensi di aver visto qualsiasi cosa, pensi che le emozioni siano finite, che non sia possibile provarne di nuove, pensi che tutto sia in qualche modo completo e che l\u2019ennesimo viaggio sia solo un ritorno a trovare i nani che hai lasciato e tutti gli amici che negli anni hai trovato.<\/p>

Pensi male, malissimo.<\/p>

Ogni volta \u00e8 qualcosa di nuovo, ogni volta li guardi e vedi nei loro occhi nuove speranze, nuovi sogni, nuovi amici, nuovi posti, vedi intorno a te che qualcosa  \u00e8 cambiato e sta cambiando, vedi che i loro sguardi sono diversi e pensi a cose nuove \u2026 pensi che il tuo cuore ancora ha spazio per inserire nuovi volti e nuove avventure. <\/p>

Sono cresciuti, sono cambiati e ci sono i nuovi. Tutti urlano il mio nome quando il van varca finalmente il cancello del villaggio, tutti sono li ad accogliermi, tutti finalmente ancora insieme. Ed io finalmente respiro aria di casa, finalmente mi sento di nuovo viva e piena di amore. <\/p>

Leggo i diario dei miei compagni di viaggio, ascolto ancora in aereo le loro paure e quando chiudo gli occhi ricordo che erano, e forse ancora sono un po\u2019 le mie… li guardo e penso che anche loro forse un giorno decideranno di tornare ancora e ancora e ancora\u2026.<\/p>

Ma in questo viaggio la botta arriva quando non me l\u2019aspetto, arriva in un giorno in cui sembra che tutto debba andare come sempre, arriva in un giorno in cui mi dicono \u201cabbiamo bisogno di andare a fare delle foto nello slum, in un posto dove non \u00e8 sicuro andarci e dove verremo scortati\u201d. Mi sembra di avere paura, cerco di non pensarci, cerco di credere che forse \u00e8 troppa preoccupazione da parte dell\u2019Associazione, mi convinco che non sar\u00e0 nulla forse di cosi impegnativo  e di cosi forte e mi sveglio convinta che andr\u00e0 tutto bene.<\/p>

E poi si parte \u2026 si cammina nello slum di Korogocho per arrivare a Dandora. Ci scorta un\u2019intera classe, il preside della scuola, alcuni signori del luogo ed un professore. Ci fanno mille raccomandazioni, ci chiedono di legare i capelli perch\u00e9 nessuno possa tirarceli, ci dicono di camminare uniti e di guardarci bene e sempre intorno \u2026 il sorridente e fidato Amunga ci chiede semplicemente di viverla seguendo le sue indicazioni e tutto andr\u00e0 bene.<\/p>

E si parte \u2026 per una decina di minuti si cammina in quello che mi sembra qualcosa di famigliare, lo slum l\u2019ho visto molte volte, so cosa aspettarmi e nulla mi sconvolge cosi tanto. Mi guardo intorno, osservo i movimenti della classe, osservo il preside fiero che guida la simpatica carovana. Mi sembra di portare in gita i ragazzi, mi sembra che tutto sia semplice e stia filando liscio. Incrociamo le guardie del corpo che ci seguiranno fino alla fine del cammino, proseguiamo divertiti, il professore riesce persino ad insegnare qualcosa ai ragazzi sulle piante che incrociamo\u2026\u2026\u2026.<\/p>

Poi ci si ferma, il preside ci dice che da li proseguiamo senza i ragazzi, che siamo arrivati al punto in cui loro non possono venire. Dobbiamo entrare in tre case e saremmo in troppi. Allora proseguiamo solo noi.<\/p>

(continua…)<\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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