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Marika – l’autrice di queste riflessioni – è una nostra volontaria veterana che da cinque anni va in Kenya presso i nostri progetti. Ha carica ed entusiasmo da vendere e ormai molta esperienza, ma niente l’aveva preparata alla giornata che ha vissuto insieme agli altri volontari. Dato che ha scritto molto cercando di rendere le sue riflessioni il più chiare possibile e vivide anche per i lettori, noi ve le proporremo ‘a puntate’ per i prossimi giorni.

prima parte

seconda parte

Fortunatamente si rimane poco tempo anche qui, fortunatamente perché anche in questa casa non ho il tempo di piangere per davvero. Si riparte, abbiamo ancora un lungo giro da finire… abbraccio anche lei, le dico all’orecchio “you are a strong woman”. La sua dignità, il suo volto segnato da anni difficili mi commuove, ancora. Io non sono per nulla strong, io sono fragile, in questo momento più che mai.

Ma uno degli uomini che ci stanno fedelmente scortando ci chiede di visitare anche casa sua. Ci infiliamo ancora nelle stradine strette che sembrano essere la caratteristica di questo slum. Alcune donne cercano di parlare con noi, ma abbiamo il divieto di farlo e proseguiamo a testa bassa incollati alle nostre “guardie del corpo”.  L’ennesimo cancello troppo basso, l’ennesimo vicolo stretto e ci siamo… casa.

La moglie ci accoglie, anche loro hanno una stanza con un divano, un lenzuolo appeso al soffitto che non ci mostra il letto. Vivono anche loro in troppi in troppo poco spazio, anche loro con gli stessi sorrisi. Siamo li da cinque minuti quando la porta si apre ed entrano due nanerottoli. Il maschietto spavaldo ci sorride e si fa spazio per arrivare alla mamma, la femminuccia timida ci guarda diffidente e si rifugia anche lei tra le ginocchia della mamma. In questa casa l’aria è meno tesa, riusciamo persino a sorridere quando mi dicono “abbiamo otto figli” ed io gli rispondo “ehi vuoi fare una squadra di calcio!”.

Allungo il braccio mentre il preside ancora ci parla, il maschietto mi prende la mano, giochiamo a farci il sollecito e lui sorride. Ecco perché mi sento viva, ecco perché decido di venire qui ogni anno, ecco perché ho il cuore gonfio di gioia .. per il sorriso dei bimbi. Forse il fatto che ancora non sono consapevoli di quello che hanno attorno, forse il fatto che i genitori riescono, nonostante tutto, a trasmettere loro la gioia, li rende cosi speciali, forse il fatto che apprezzano ciò che hanno e si divertono con poco, forse non lo so… forse tutto questo e ancora ciò che mi sfugge li rende ancora più speciali.

Mentre ancora siamo li arriva una ragazza, la vicina di casa. Ci chiede e ci invita a casa sua. Salutiamo cordialmente la famiglia ed andiamo da lei. Ha un bimbo stupendo che si spaventa quando varchiamo il cancello di casa e si fa prendere in bracci dalla mamma. Non entriamo in casa, rimaniamo fuori dalla porta ad osservare in un piccolo cancello sei maiali. Anche loro in uno spazio troppo piccolo. Ci raccontano che mangiano nella vicina dumping site. Ecco queste due parole le sento nominare da giorni e da giorni mi chiedo esattamente cosa loro intendano con questa espressione.  Mi sarà chiaro davvero molto presto.

Salutiamo anche la bellissima ragazza ed il piccolo che ora ha finalmente smesso di piangere e si cammina ancora un po’. Usciamo dallo slum e ritroviamo i nostri piccolo venti body guard che ci attendono silenziosi. Siamo pronti al peggio, ora.

(continua….)

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Mentre ancora siamo li arriva una ragazza, la vicina di casa. Ci chiede e ci invita a casa sua. Salutiamo cordialmente la famiglia ed andiamo da lei. Ha un bimbo stupendo che si spaventa quando varchiamo il cancello di casa e si fa prendere in bracci dalla mamma. Non entriamo in casa, rimaniamo fuori dalla porta ad osservare in un piccolo cancello sei maiali. Anche loro in uno spazio troppo piccolo. Ci raccontano che mangiano nella vicina dumping site<\/b>. Ecco queste due parole le sento nominare da giorni e da giorni mi chiedo esattamente cosa loro intendano con questa espressione.  Mi sar\u00e0 chiaro davvero molto presto.<\/span><\/p>

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