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Marika – l’autrice di queste riflessioni – è una nostra volontaria veterana che da cinque anni va in Kenya presso i nostri progetti. Ha carica ed entusiasmo da vendere e ormai molta esperienza, ma niente l’aveva preparata alla giornata che ha vissuto insieme agli altri volontari. Dato che ha scritto molto cercando di rendere le sue riflessioni il più chiare possibile e vivide anche per i lettori, noi ve le abbiamo proposte ‘a puntate’.

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Proseguiamo, vogliamo andare via, vogliamo vigliaccamente uscire da una realtà troppo cruda, troppo forte, troppo impegnativa per i nostri occhi e soprattutto per il nostro cuore.

Provo a dire qualcosa, provo a non pensarci, vorrei avere carta e penna per fermare su carta quello che provo in quel momento. Stiamo uscendo, stiamo andando via ora da quel posto. Sento l’acqua del fiume scorrere, vedo terra ed erba sotto i miei piedi. Una delle nostre guardie del corpo ci fa fermare in uno spazio separato dagli altri, ci spiega che quello è il pezzo che gestisce lui. Ogni mattina arrivano i camion pieni di spazzatura e lui quando può paga gli autisti affinché scarichino li i rifiuti. Lui ed i suoi lavoranti separano plastica e vetro, li preparano e li portano alle compagnie di riciclaggio. Ci fa qualche soldo.

Voglio urlare, voglio picchiare qualcosa, voglio andare dal capo del mondo intero ed avere una spiegazione. Vedo il van in lontananza, voglio togliere questi stivali e andare via. Voglio scappare come una codarda, voglio scappare come un bimbo che nel tentativo di rubare la marmellata fa cadere il vasetto e lo rompe.

Ma ora che sono passate ore da quel momento, ora che ho fatto una doccia calda e giocato con i bimbi del villaggio, ora che ho cenato, ora che ho riso e mi sono divertita insieme agli altri volontari, ora che sono quasi tranquilla… penso che non posso scappare. L’ho visto, l’ho visto e niente e nessuno potrà mai cancellare quelle immagini, quegli sguardi, quelle sensazioni. L’ho visto e nessuna foto potrà mai raccontarlo. Io c’ero e non potrò mai più far finta che tutto questo non esista.

Anche questa è l’Africa, anche questa è la terra di cui mi sono innamorata cinque anni fa e della quale non riesco a fare a meno. Anche queste sono emozioni che devono essere vissute per capirle veramente.

Concludo con una frase che un ragazzino ha detto alla volontaria che era con me oggi:

ecco ora puoi capire cosa significa vivere nello slum

Oh no piccolo mio, io non posso capire proprio un bel niente. Io posso solo provare a capire, io ho solo visto e non ho vissuto. Ma so che ci metterò anima, corpo, energie e tutto l’Amore che posso per fare in modo che anche una solo goccia nell’oceano possa essere migliore.

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Provo a dire qualcosa, provo a non pensarci, vorrei avere carta e penna per fermare su carta quello che provo in quel momento. Stiamo uscendo, stiamo andando via ora da quel posto. Sento l\u2019acqua del fiume scorrere, vedo terra ed erba sotto i miei piedi. Una delle nostre guardie del corpo ci fa fermare in uno spazio separato dagli altri, ci spiega che quello \u00e8 il pezzo che gestisce lui. Ogni mattina arrivano i camion pieni di spazzatura<\/b> e lui quando pu\u00f2 paga gli autisti affinch\u00e9 scarichino li i rifiuti. Lui ed i suoi lavoranti separano plastica e vetro, li preparano e li portano alle compagnie di riciclaggio. Ci fa qualche soldo.<\/p>

Voglio urlare, voglio picchiare qualcosa, voglio andare dal capo del mondo intero ed avere una spiegazione<\/b>. Vedo il van in lontananza, voglio togliere questi stivali e andare via. Voglio scappare come una codarda, voglio scappare come un bimbo che nel tentativo di rubare la marmellata fa cadere il vasetto e lo rompe.<\/p>

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