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In Sudan, da ormai 25 anni le donne vengono flagellate pubblicamente. L’ideologia dell’attuale regime è stata chiara sin dall’inizio: terrorizzare le donne. Tale ideologia si basa sugli assunti che le donne sono problematiche e bisognose di disciplina, che sono pericolose istigatrici di immoralità e responsabili dei mali della società. L’articolo 152 del codice di diritto penale recita “Parlare alle donne non è abbastanza, dobbiamo punirle e instillare la paura nelle loro menti perché non sono esseri intelligenti e sono spiritualmente inadatte.”

Sulla base di questo articolo Amira Osman, un’attivista sudanese è stata accusata del crimine di non essersi coperta il capo in pubblico e per questo dovrà affrontare un processo che è stato rimandato al 4 novembre prossimo. Sara, un’artista e insegnate di venticinque anni, di ritorno verso casa è stata fermata e prelevata dalla polizia che l’ha poi aggredita sessualmente, umiliata verbalmente e infine accusata del grave crimine di indossare dei pantaloni. Dato che non poteva pagare la salata multa, è stata condannata a quaranta frustate mente i soldati la deridevano. Purtroppo il suo non è un caso isolato, ma è una storia comune a molte donne ogni giorno. Inoltre, in conformità all’articolo 154, ogni luogo di incontro per uomini e donne che non hanno legami matrimoniali o di parentela, è definito un “luogo di prostituzione”. Quindi, centinaia di donne sono incriminate ogni giorno in casa loro o sui luoghi di lavoro.

Il problema delle leggi in Sudan è che sono scritte in modo così vago ed elusivo che ai giudici è consentito interpretarle e applicarle a modo loro. Questo ha dunque trasformato e manipolato il sistema legale a sfavore delle donne. Da anni la battaglia contro questo regime che reprime le donne, compromette il loro sostentamento per impoverirle, che limita la loro partecipazione alla vita non solo politica, ma anche pubblica, sportiva e culturale, va avanti in tutto il paese. Inoltre, imponendo questo tipo di mentalità, la discriminazione della legge colpisce profondamente le comunità e le generazioni future rimuovendo ogni possibilità per il progresso e la pace.

Fonte: Afronline

Giulia

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Fonte: Afronline<\/a><\/p>

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