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Per raggiungere entro il 2015 il Quarto obiettivo dei Millennium Development Goals (MDGs): riduzione di due terzi del tasso di mortalità infantile, il Kenya deve fare in modo che 113,000 bambini sopravvivano ai loro primi cinque anni di vita.

Nonostante ci sia stato un declino della mortalità infantile negli ultimi 20 anni – da 103 decessi ogni 1,000 nel 1992, a 73 decessi ogni 1,000 nel 2012 – i dati dell’UNICEF dimostrano che proporzionalmente alla crescita della popolazione del paese, si sono verificati più decessi nel 2012 (108,000) rispetto al 1992 (96,000) e questo fa del Kenya è il paese dell’Africa Orientale dove un neonato ha meno chance di sopravvivere rispetto ad altri paesi africani.

Inoltre, è apparso che solo nel 2010 7.6 milioni di bambini sotto la soglia dei cinque anni, sono deceduti per malattie prevenibili come polmonite e dissenteria. I dati dell’Economic Survey 2013 in Kenya mostrano che la polmonite è la principale causa di decesso nel paese con una vittima su cinque. I medici sostengono che il governo dovrebbe facilitare l’accesso all’acqua potabile nelle aree più povere in modo tale da ridurre i casi di dissenteria, definita la malattia dei poveri.

É stato stimato che la metà dei decessi che accadono entro il primo mese, avviene in realtà entro il primo giorno di vita a causa dell’inadeguatezza dei servizi sanitari rivolti alle madri, prima e durante il parto.

Si è inoltre osservato però che con l’introduzione di servizi gratuiti rivolti alle madri all’interno degli ospedali pubblici, si è perlomeno ridotto il numero parti casalinghi aumentano così le possibilità di sopravvivenza dei neonati. Nonostante ciò, il responsabile regionale dell’UNICEF Tesfaye Shifraw ha evidenziato che i servizi sono distribuiti in maniera disuguale.

Fonti: businessdailyafrica.com , World Bank , Childinfo.org , Afrika.no

Giulia

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Fonti: businessdailyafrica.com<\/a> , World Bank<\/a> , Childinfo.org<\/a> , Afrika.no<\/a><\/p>

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