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Marc Goss, un 28enne kenyota che gestisce il “Mara Elephant Project”, ha deciso di portare avanti una guerra ai bracconieri di elefanti utilizzando tecnologie più avanzate in fatto di monitoraggio e protezione: droni e Google Earth.

Quando iniziò a usare i droni, lo stesso Goss pensava che sarebbero serviti solo per mappare il terreno e monitorare bracconieri armati e maasai che talvolta uccidono gli elefanti perché intralciano il pascolo dei loro bovini. Presto si è reso conto però che il ronzio emesso dai droni, simile a quello di uno sciame di api, spaventava  gli elefanti e che quindi avrebbe potuto usarli anche per spingere gli animali lontani dalle zone di pericolo. Il progetto è acquistare dieci nuovi droni Parrot AR e modificarli aggiungendo un meccanismo che rilascia capsaicina, il componente piccante che si trova ad esempio nei peperoncini, nel caso in cui gli elefanti si avvicinino ad aree troppo a rischio, come già succede in Zambia.

Per monitorarne la posizione, Goss e il suo team hanno disposto per ora solo su quindici esemplari dei collari con dispositivi GPS in modo da poter sovrapporre i dati sulle mappe di Google Earth e rintracciarli quindi più velocemente.

L’Africa orientale è la regione chiave nella lotta contro il bracconaggio sia per ragioni ambientalistiche, sia per ragioni puramente economiche: la fauna selvatica aiuta a generare circa $1miliardo all’anno in turismo, ma si è stimato che in tutto il continente sono presenti solo tra 419,000 e 650,000 esemplari che necessitano di maggiore protezione. I droni sono il futuro della tutela: un drone può fare il lavoro di cinquanta ranger.”

Fonte: The Guardian

Giulia

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Fonte: The Guardian<\/a><\/p>

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