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Dopo aver analizzato i 22 stati membri della Lega Araba, la Fondazione Thomas Reuters ha affermato che in seguito alla Primavera Araba, l’Egitto è diventato il Paese peggiore in cui essere donna nel mondo arabo. Lo studio parla di violazioni generalizzate dei diritti, di abusi sessuali, di un numero record di mutilazioni genitali. E denuncia che le speranze di un miglioramento dei diritti femminili suscitate dalla Primavera araba sono state del tutto disattese. Hoda Badran, egiziana e presidente dell’Alleanza delle Donne Arabe, non lo nega ma afferma anche: “non voglio dire con questo di essere soddisfatta per la condizione della donna in Egitto, ma piazzarlo dietro a paesi come il Sudan e la Somalia mi sembra un po’ troppo. Il vero problema è la scarsa rappresentanza femminile nelle istituzioni e nella politica, dal parlamento ai consigli comunali. La colpa è nella radicata cultura basata sulla supremazia maschile. Per questo le donne mancano di esperienza in questi settori ed è per questo che sostengo con forza l’adozione di quote rosa nel sistema politico.”

Il ruolo della donna è al centro di una polemica aperta e attuale: il cosiddetto comitato dei 50 sta riscrivendo la nuova Costituzione dell’Egitto. Non vi sono rappresentati i Fratelli musulmani ma ci sono gli esponenti delle forze salafite e le donne sono il 10%. “Sono scioccata dalla debolezza del comitato di fronte agli islamici e soprattutto dall’arrendevolezza delle cinque partecipanti donna, che nemmeno protestano. Farebbero meglio a dimettersi“, dice.  Badran cita l’esempio dell’art.11 della costituzione sulla rappresentanza femminile in Parlamento: la nuova versione stabilisce che ci sia una rappresentanza ‘adeguata’, una formulazione troppo debole derivante da certe interpretazioni dell’islam usate per tenere le donne come cittadini di seconda classe.

Fonte: Ansamed

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Fonte: Ansamed<\/a><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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