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Kaia (nome di
fantasia), 11enne kenyota, dopo essere stata assalita e violentata mentre
andava a scuola, è stata portata immediatamente all’ospedale da un’ insegnate.
Quest’ultima ha, però, poi dovuto addirittura corrompere la polizia anche solo
per sporgere denuncia. La reazione di Kaia è stata di un coraggio incredibile:
ha denunciato la polizia per non aver fatto il necessario per proteggerla. Purtroppo
in Kenya una donna o una ragazza è vittima di stupro ogni 30 minuti e la polizia
di norma chiude gli occhi rinforzando l’idea che lo stupro è accettato.

Grazie al
coraggio e alla tenacia di 160 ragazze arrabbiate con il ’sistema’, l’11
ottobre quando il caso è giunto alla Corte di Meru, i tutori legali delle
ragazze e 10 di loro, hanno marciato in strada dalla fino al palazzo  del tribunale ignorando le minacce ricevuto e
i blocchi di sicurezza e intonando lo slogan “Haki yangu” (“Voglio i miei
diritti
”, in Swahili) Dopodiché il giudice ha emesso la sentenza: le ragazze
hanno vinto!

La vittoria è
stata il frutto della collaborazione tra Fiona Sampson, canadese che dirige “The
Equality Effect”, un’organizzazione che lavora per migliorare la vita di donne
e bambine nel mondo basandosi sulla legge dei diritti umani, e Mercy Chidi, la
direttrice di “Ripples International”, il rifugio dove le ragazze sono state
accolte a Meru, le quali hanno capito che i tempi erano ormai maturi per far
sentire la voce delle donne che non si sentono protette dalle autorità come
invece dovrebbe essere.

Fonte: Avaaz, New York Times

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Kaia<\/b> (nome di\nfantasia), 11enne kenyota<\/b>, dopo essere stata assalita e violentata mentre\nandava a scuola, \u00e8 stata portata immediatamente all’ospedale da un\u2019 insegnate.\nQuest\u2019ultima ha, per\u00f2, poi dovuto addirittura corrompere la polizia anche solo\nper sporgere denuncia. La reazione di Kaia \u00e8 stata di un coraggio incredibile:\nha denunciato la polizia per non aver fatto il necessario per proteggerla. Purtroppo\nin Kenya una donna o una ragazza \u00e8 vittima di stupro ogni 30 minuti e la polizia<\/b>\ndi norma chiude gli occhi rinforzando l\u2019idea che lo stupro \u00e8 accettato.<\/p>

Grazie al\ncoraggio<\/b> e alla tenacia<\/b> di 160 ragazze arrabbiate con il \u2019sistema<\/i>\u2019, l\u201911\nottobre quando il caso \u00e8 giunto alla Corte di Meru, i tutori legali delle\nragazze e 10 di loro, hanno marciato in strada dalla fino al palazzo  del tribunale ignorando le minacce ricevuto e\ni blocchi di sicurezza e intonando lo slogan \u201cHaki yangu<\/i>\u201d (\u201cVoglio i miei\ndiritti<\/i>\u201d, in Swahili) Dopodich\u00e9 il giudice ha emesso la sentenza: le ragazze\nhanno vinto!<\/b><\/p>

La vittoria \u00e8\nstata il frutto della collaborazione tra Fiona Sampson<\/b>, canadese che dirige \u201cThe\nEquality Effect\u201d, un\u2019organizzazione che lavora per migliorare la vita di donne\ne bambine nel mondo basandosi sulla legge dei diritti umani, e Mercy Chidi<\/b>, la\ndirettrice di \u201cRipples International\u201d, il rifugio dove le ragazze sono state\naccolte a Meru, le quali hanno capito che i tempi erano ormai maturi per far\nsentire la voce delle donne che non si sentono protette dalle autorit\u00e0 come\ninvece dovrebbe essere.<\/p>

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Fonte: Avaaz<\/a>, New York Times<\/a><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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