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Per prima cosa gli guardai le scarpe. Erano sbrindellate, nel senso che cadevano letteralmente a pezzi. Eppure correva, cavolo quanto correva. Ero in auto con il collega. Gli dissi: quello, guarda quello. Percorremmo il perimetro del campo, con l’occhio al contachilometri. Erano novecento metri, poco di più. Lo bloccammo, si chiamava Mussie: “Fermati e vediamo che sai fare”. Lui corse e noi prendemmo il tempo. Rimanemmo sbalorditi. Il giorno dopo riprovammo. E si presentò anche un nuovo ragazzo. Non parlava italiano: ci chiese, a gesti, posso? Aveva le scarpe ancora più rotte. Si mise a correre. Andava ancora più veloce dell’altro“, raccontano il sovrintendente Francesco Leone e l’assistente capo Francesco Martino, due podisti amatoriali. Sono nate così le nuove vite di Abdul Nageeye, 21 anni, somalo che già a 18 anni ha corso le semifinali con la pettorina della Somalia ai campionati del mondo in Corea del Sud nel 2011, specialità cinquemila metri piani, e di Hitsa Mussie, 24 anni, eritreo.

Il giorno dopo i due poliziotti si presentarono al centro con due borsoni completi di tenute e cronometri comprate a spese loro, ma necessarie per farli correre. I due poliziotti si accorsero subito che c’era qualche problema: “Le comunità di somali ed eritrei erano fortemente in contrasto. Allenarsi insieme poteva diventare un grande problema“. Abdul e Mussie però non si sono fatti scappare l’occasione e hanno subito cominciato ad allenarsi insieme, diventando una famiglia. La prima gara italiana alla quale Abdul e Mussie parteciparono fu il Trofeo del Profugo all’interno del centro. Stravinsero, ma soprattutto le due comunità si avvicinarono e cominciarono a parlarsi.

Una volta arrivati i documenti, sono stati tesserati con una società locale e hanno cominciano a vincere gare in tutta la provincia di Bari. Con il permesso temporaneo dei rifugiati, Mussie ha deciso di andare in Svizzera, alla ricerca di un lavoro, dove si trova oggi. Abdul invece risiede da qualche giorno a Perugia, dove gli è stata assegnata un’abitazione. Sta cercando un lavoro da cameriere o operaio, vorrebbe anche continuare ad allenarsi e la più vicina è a sessanta chilometri, ma di sicuro questa distanza per lui non è un grosso problema.

Fonte: Repubblica.it

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Fonte: Repubblica.it<\/a><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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