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Si dice che in Africa in particolare, l’arte sia un aspetto intrinseco della vita piuttosto che una carriera professionale. Forse però questa nozione è applicabile alle inclinazioni artistiche che in tutto il mondo hanno esplorato gli ambiti della vita sociale. Ed è proprio esaminando la vita e la società che le artiste africane sono pronte a esplorare il concetto di ‘femminismo’. Quest’ultimo però non deve necessariamente identificare l’artista africana in sé, ma dev’essere la chiave di lettura con la quale si interpretano le sue opere.

Per fare questo passaggio è necessario liberarsi della struttura mentale che il femminismo “non è africano”, ma piuttosto domandarsi fino a che punto le artiste africane hanno da ridire sul paradigma della società patriarcale. Sfidare tale paradigma in Africa è tutt’altro che facile perché è ormai radicato nella cultura e – nella migliore delle ipotesi – potrebbe causare l’esclusione sociale. Le tensioni, dunque, tra uomo e donna, razza ed etnia, sono rappresentate da artiste che, non sono solo interessate alla creazione di opere esteticamente mozzafiato, ma anche socialmente impegnate: le artiste africane producono un tipo di arte che ci ricorda cosa vuol dire essere donna e non semplicemente un oggetto sessuale, come invece fanno i loro colleghi uomini.

Di certo, ciò che accomuna tutte le artiste africane è la capacità di raccontare – nel bene e nel male – ciò che è stato vissuto in prima persona, con una voce impertinente e forte, che non può essere zittita.

Fonte: Afropolitan

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