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Ieri è ricorso il dodicesimo anniversario dalla sottoscrizione del Protocollo Opzionale alla convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia, strumento giuridico che vieta e contrasta lo sfruttamento dei minori in ambito militare e per l’occasione. Nonostante l’adesione di ben 153 paesi al protocollo, 250.000 minori sono ancora costretti ad imbracciare un fucile in tenera età. A questo si aggiungono violenze fisiche, psicologiche e sessuali. Finora però, abbiamo sentito parlare di bambini in guerra, armati, drogati, incitati all’odio, utilizzati per operazioni kamikaze, ma ci sono anche loro: le bambine soldato, odioso lato B di una piaga di per sé già odiosa.

IRIN, l’agenzia stampa umanitaria dell’ONU, nel 2013 ha pubblicato l’analisi “Girl Child Soldiers Face New Battles in Civilian Life” che svela un aspetto colpevolmente dimenticato della terribile tragedia umana dei bambini soldato: quello delle bambine/ragazze soldato. Le “girl child soldiers” vengono spesso considerate solo come schiave sessuali, ma il loro ruolo all’interno di molti gruppi armati ed eserciti regolari è molto più complesso.

La realtà è che in guerra le bambine soldato sono molto utili: vengono utilizzate come combattenti, spie, facchini, domestiche e bush wives e sono molto apprezzate dai gruppi armati, cosa che può anche aumentare la loro difficoltà di reinserimento nella vita civile. In Uganda alle girl child soldiers vengono inflitte punizioni terribili, come la fustigazione o la tortura, anche per le più piccole infrazioni. La loro esperienza poi è molto diversa da quella dei bambini soldato e spesso dura più a lungo, e per questo necessitano di maggiore assistenza nel reinserimento. Ad esempio, molte ragazze rimpatriate sono analfabete perché sono stati via dalla scuola per molti anni.  Inoltre il rapporto afferma che le ragazze una volta tornate ai loro villaggi vengono emarginate ed escluse perché ritenute ree di promiscuità e violenza. Capita, infatti che tornino incinte o con bambini, frutto delle violenze subite, ma all’interno di comunità dove il valore più alto di una donna è la sua purezza, queste vittime di guerra vengono allontanate. Dunque, per evitare di mettere in pericolo il loro futuro e la possibilità di costruirsi una nuova vita, queste ragazze nascondono l’esperienza nei i gruppi armati, aggravando di fatto la loro situazione.

Fonti: GreenReportAmnesty International, Child Soldiers 

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Fonti: GreenReport<\/a>, Amnesty International<\/a>, Child Soldiers<\/a> <\/span><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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