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Come ogni anno, in tutto il mondo si celebra la Giornata mondiale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali. L’iniziativa prevede azioni di sensibilizzazione e informazione con l’obiettivo di promuovere i valori del dialogo interculturale nell’opinione pubblica e fra i giovani, in particolare. Durante tutta questa settimana (17-21 marzo) si sono svolte iniziative nel mondo della scuola, delle università, dello sport, della cultura e delle associazioni al fine di coinvolgere la cittadinanza sui temi della diversità e promuovere la ricchezza derivante da una società multietnica e multiculturale. A tal proposito, I‘Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Raziali (UNAR), ha chiesto che si faccia un semplice gesto che testimoni l’adesione alla campagna colorando di arancione la propria città, la propria scuola o realizzando momenti di incontro per riflettere sul tema della tutela dei diritti umani.

Riflettere su questi temi è importante perché sorelle e fratelli immigrati hanno bisogno della nostra solidarietà umana, ne hanno un bisogno urgente e vitale, per difendere la loro (e la nostra) dignità umana quotidianamente negata dai disvalori e dalle negatività presenti nella società. Anche se non diamo più la caccia alla ‘razza‘, usiamo le parole ‘etnia‘ o ‘cultura‘ per riferirci in modo dispregiativo a determinati gruppi di stranieri. Il risentimento sociale poi in Italia è decisivo veicolato nella retorica del “posto di lavoro rubato dallo straniero” verso l’immigrato. Perciò, negli ultimi anni, i movimenti migratori dal Nord-Africa e dall’Europa dell’Est sono divenuti oggetto di una nuova e preoccupante forma di ostilità.

Le politiche migratorie non aiutano, infatti prevale ancora l’orientamento secondo cui dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo discende solo il diritto di lasciare la terra nativa, ma non quello di raggiungere un nuovo mondo. Il Rapporto 2011 di Amnesty International non fa che confermare le falle legislative nel dirimere i casi dei richiedenti asilo e delle violenze omofobe, basti considerare la legge Turco-Napolitano, la legge Bossi-Fini, il decreto sicurezza di Maroni e tutte le altre misure razziste prese in questi anni che hanno permesso che si giungesse alla tragedia di Lampedusa dell’ottobre 2013.

Fonti: UNAR, InternazionaleIl CambiamentoLa Comune

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Fonti: UNAR<\/a>, Internazionale<\/a>, Il Cambiamento<\/a>, La Comune<\/a><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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