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Manca meno di anno alla deadline degli Obiettivi del Millennio (MDGs), ma è chiaro già da qualche tempo che non saranno raggiunti tutti uniformemente in tempo, quindi già dal 2012 i governi di tutto il mondo hanno avviato un processo per definire un’Agenda post 2015. Sebbene gli Otto MDG siano riusciti a ridurre drasticamente i livelli di povertà, limitare la diffusione di HIV/AIDS e allargare l’accesso all’educazione primaria universale, galvanizzando in un certo senso il processo di sviluppo globale e delineando le priorità di sviluppo nazionali, non hanno raggiunto il loro scopo, di conseguenza c’è bisogno di una partnership transnazionale per accelerare il processo.

Nel 2012, durante la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile a Rio de Janeiro (Rio+20), i capi di 192 Stati  – tra cui 40 provenienti da paesi africani – hanno firmato il documento The Future We Want (Il Futuro che Vogliamo – ) rinnovando così il loro impegno per un futuro sostenibile. Tale testo che però non è vincolante, include il supporto per l’individuazione di Sustainable Development Goals (Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile –) da implementare uniformemente in tutto il mondo andando a riempire le lacune degli MDGs. 

La cosa interessante è che in questo processo di consultazione è stata inclusa anche la gente comune; hanno partecipato più di un milione di persone, metà delle quali sotto i 30 anni, evidenziando tematiche che stanno più a cuore. I risultati contengono messaggi molto importanti per i governi di tutto il mondo. Le persone sono indignate per l’ingiustizia, le inuguaglianze che regnano ancora sovrane e la mancanza di sicurezze per le persone più povere. È invocata un’agenda integrata, olistica con un’applicazione universale. Dunque i nuovi obiettivi devono essere basati sul rispetto dei diritti umani, governance più efficace e responsabilità dello Stato. Ban-Kimoon riferendosi ai risultati del sondaggio, ha sottolineato “sono molti gli attori coinvolti, ma abbiamo di sentire la voce delle persone nel mondo, in particolare quella di coloro che di solito non vengono ascoltati”. Ora bisogna vedere se la voce della gente comune verrà veramente ascoltata.

Fonti: UN, UN.2, The World We Want, The Future We Want

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Nel 2012, durante la Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile a Rio de Janeiro (Rio+20)<\/b>, i capi di 192 Stati  – tra cui 40 provenienti da paesi africani \u2013 hanno firmato il documento The Future We Want<\/b><\/i> (Il Futuro che Vogliamo \u2013 ) rinnovando cos\u00ec il loro impegno per un futuro sostenibile. Tale testo che per\u00f2 non \u00e8 vincolante, include il supporto per l\u2019individuazione di Sustainable Development Goals<\/b> (Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile \u2013) da implementare uniformemente in tutto il mondo andando a riempire le lacune degli MDGs. <\/p>

La cosa interessante \u00e8 che in questo processo di consultazione<\/b> \u00e8 stata inclusa anche la gente comune; hanno partecipato pi\u00f9 di un milione di persone, met\u00e0 delle quali sotto i 30 anni, evidenziando tematiche<\/b> che stanno pi\u00f9 a cuore. I risultati contengono messaggi molto importanti per i governi di tutto il mondo. Le persone sono indignate per l\u2019ingiustizia, le inuguaglianze che regnano ancora sovrane e la mancanza di sicurezze per le persone pi\u00f9 povere. \u00c8 invocata un\u2019agenda integrata, olistica con un’applicazione universale. Dunque i nuovi obiettivi devono essere basati sul rispetto dei diritti umani<\/b>, governance pi\u00f9 efficace<\/b> e responsabilit\u00e0<\/b> dello Stato. Ban-Kimoon<\/b> riferendosi ai risultati del sondaggio, ha sottolineato \u201csono molti gli attori coinvolti, ma abbiamo di sentire la voce delle persone nel mondo, in particolare quella di coloro che di solito non vengono ascoltati<\/i>\u201d. Ora bisogna vedere se la voce della gente comune verr\u00e0 veramente ascoltata.<\/p>

Fonti: UN<\/a>, <\/span>UN.2<\/a>, The World We Want<\/a>,<\/span> <\/span>The Future We Want<\/a><\/p>\n”,”class”:””}]}[/content-builder]

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