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Nel 2002 l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) lanciò la Giornata Mondiale Contro il Lavoro Minorile per riflettere insieme a governi, organizzazioni internazionali, datori di lavoro e società civile sull’estensione globale del lavoro minorile e su ciò che i paesi dovrebbero fare per eliminare tale piaga sociale. In tutto il mondo, milioni di bambini sono impiegati in lavori retribuiti e non e sono a costante rischio di sfruttamento. Queste storie sono spesso nascoste allo sguardo del pubblico generico, ma sono fin troppo comuni. Il tema del 2014 invoca azioni concrete per introdurre, migliorare ed estendere le misure di protezione sociale in linea con la Raccomandazione n. 202 dell’ILO sui diritti sociali essenziali (“social protection floor”–).

Secondo il report 2013 dell’ILO sul lavoro minorile nel mondo, il numero dei minori impiegati è diminuito di un terzo rispetto al 2000, da circa 246milioni a 168milioni. Però per quanto siano numeri importanti, entro il 2016 non si riuscirà a raggiungere il target della comunità internazionale di eliminare ogni forma di lavoro infantile. Una chiave per accelerare il passo del progresso è l’intensificazione delle misure di protezione sociale di bambini e famiglie, in modo che abbiano pari opportunità per vivere serenamente e produttivamente.

I dati più recenti sul lavoro minorile in Kenya risalgono al 2012, ma sono comunque indicativi per avere un’idea dell’entità della problematica: circa il 32% (2.9 milioni) dei bambini kenyoti tra i 5 e i 14 anni sono impiegati in attività lavorative informali sia nelle aree rurali (piantagioni di tè, caffè, riso, tabacco,) sia nelle aree urbane (rovistare nelle discariche, raccogliere materiali di riciclo, venditori ambulanti). Indubbiamente, le principali cause del lavoro minorile sono la povertà estrema e la mancanza di opportunità scolastiche.

ILOUS DOL

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