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Richard, 14 anni, cresciuto a Kitengela, un villaggio ai margini del Parco Nazionale vicino a Nairobi, a nove anni comincia a prendersi cura della mandria del padre. Non ci è voluto molto perché si scontrasse con un problema condiviso da tutti i pastori della zona: in un parco privo di recinzioni, i leoni si muovono liberi. il giovane le prova tutte: lampade a cherosene, spaventapasseri lungo il perimetro del recinto, poi una sera, dopo il crepuscolo, Richard va a controllare che gli animali siano al sicuro con in mano una torcia. Man mano che il bambino avanza nella savana, i ruggiti si allontanano sempre di più. “Quella sera ho scoperto che i leoni hanno paura di una luce che si muove“. Tornato a casa, Richard si mette al lavoro: recupera una batteria per automobili, alcuni interruttori, delle lampadine per torce, un pannello solare. Monta, smonta, riprova. L’idea è semplice: creare una serie di luci a intermittenza, alimentate a energia solare, che una volta fissate sul recinto diano l’illusione che qualcuno, torcia alla mano, stia pattugliando la zona.

Dopo qualche tempo, i conservazionisti di WildlifeDirect si recano nel Parco per il consueto monitoraggio degli attacchi dei leoni alle fattorie e realizzano che la casa dei Turere è rimasta totalmente immune dagli attacchi. Una volta sul posto, notano delle strane luci attaccate ai pali che circondano il recinto del bestiame per spaventare i leoni. Grazie all’interesse di WildlifeDirect, Richard viene invitato a Nairobi, per il TED Talent Search ed infine viene invitato in California per intervenire sul palco principale del TED dove il pubblico gli tributa una standing ovation. Il giovane kenyota prosegue nei suoi studi frequentando una delle scuole più prestigiose del Paese, nel mentre  le “luci dei leoni” conquistano il favore della popolazione locale con la speranza che in futuro la notte sia abitata da infiniti puntini luminosi, e risuoni il ruggito di altrettanti leoni.

Corriere della Sera 

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Corriere della Sera<\/a> 
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