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Sebbene non ci sia un credo ufficialmente riconosciuto dallo Stato, la religione è un fattore culturale molto sentito in tutto il Kenya. Si stima che circa tre quarti della popolazione kenyota si professi cristiana protestante, mentre solo un quinto della popolazione aderisce ancora alle credenze tradizionali, che si stanno perdendo. Data la presenza di molti gruppi etnici, anche le pratiche religiose variano notevolmente.

In generale, il concetto di Dio delle credenze tradizionali kenyote è molto simile al concetto Cristiano o Mussulmano. Dio è eterno nonché unico creatore onnipotente dell’universo e dell’uomo. Quest’ultimo in molte cosmologie è stato scacciato da qualche mondo superiore paradisiaco. Il nome attributo a Dio varia da tribù a tribù; le denominazioni più frequenti rimangono: Ngai, Enkai, Akuj, Mulungu e Mungu. Sebbene Dio non si possa vedere personalmente, si possono ammirare le sue manifestazioni tramite fenomeni atmosferici (es. pioggia o siccità con tutte le loro conseguenze), lo si trova inoltre anche in altri elementi naturali (es. sole, luna, stelle, tuoni e lampi) e alberi. Tra questi ultimi, il Ficus Watkinsiana (noto come Fico Strangolatore) è sacro a numerose tribù.

A causa delle varie manifestazioni di Dio, insieme ai diversi nomi che gli si attribuiscono, gli occidentali si sono convinti che i popoli del Kenya fossero politeisti senza capire che le diverse denominazioni attribuite a Dio, fossero in realtà un modo per distinguerne gli ‘stati d’animo’. Un altro malinteso riguarda il sesso della divinità: sebbene per molte tribù sia un maschio, per molte altre – compresa la tribù Maasai, solitamente considerata misogina secondo gli standard occidentali – Dio ha caratteristiche femminili.

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In generale, il concetto di Dio<\/b> delle credenze tradizionali kenyote \u00e8 molto simile al concetto Cristiano o Mussulmano. Dio \u00e8 eterno nonch\u00e9 unico creatore onnipotente dell\u2019universo e dell\u2019uomo. Quest\u2019ultimo in molte cosmologie \u00e8 stato scacciato da qualche mondo superiore paradisiaco. Il nome attributo a Dio varia da trib\u00f9 a trib\u00f9; le denominazioni pi\u00f9 frequenti rimangono: Ngai<\/b>, Enkai<\/b>, Akuj<\/b>, Mulungu<\/b> e Mungu<\/b>. Sebbene Dio non si possa vedere personalmente, si possono ammirare le sue manifestazioni<\/b> tramite fenomeni atmosferici<\/b> (es. pioggia o siccit\u00e0 con tutte le loro conseguenze), lo si trova inoltre anche in altri elementi naturali<\/b> (es. sole, luna, stelle, tuoni e lampi) e alberi. Tra questi ultimi, il Ficus Watkinsiana (noto come Fico Strangolatore<\/b>) \u00e8 sacro a numerose trib\u00f9.<\/p>

A causa delle varie manifestazioni di Dio, insieme ai diversi nomi che gli si attribuiscono, gli occidentali si sono convinti che i popoli del Kenya fossero politeisti<\/b> senza capire che le diverse denominazioni attribuite a Dio, fossero in realt\u00e0 un modo per distinguerne gli \u2018stati d\u2019animo<\/i>\u2019. Un altro malinteso riguarda il sesso della divinit\u00e0: sebbene per molte trib\u00f9 sia un maschio, per molte altre \u2013 compresa la trib\u00f9 Maasai<\/b>, solitamente considerata misogina secondo gli standard occidentali \u2013 Dio ha caratteristiche femminili.<\/p>

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