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Non solo i bracconieri prendono di mira gli elefanti e i rinoceronti, ma anche gli avvoltoi avvelenando le carcasse dalle quali i volatili in questione si ciberebbero. Gli avvoltoi si trovano quindi in mezzo al fuoco incrociato della lotta tra rangers e bracconieri: banchettando sugli animali morti, gli avvoltoi attirano l’attenzione dei rangers che pattugliano i parchi e per evitare di essere individuati, i cacciatori di frodo iniettano veleni molto potenti nelle carcasse.

Nel 2013 in Namibia sono stati uccisi tra i 400 e i 600 avvoltoi avvelenati, a maggio di quest’anno in Botswana ne sono stati ritrovati 92. Anche in Kenya si è registrata una riduzione degli avvoltoi pari al 50-60% negli ultimi tre decenni. Le organizzazioni di conservazione ambientale avvertono che l’aumento di questa pratica sta decimando le specie di avvoltoi africani e che questo potrebbe facilmente portare alla loro estinzione e ad una grave crisi della biodiveristà con critiche conseguenze anche per la salute umana. Infatti, senza questi animali saprofagi, le carcasse rimangono a marcire con la possibilità di diffondere malattie tra gli altri animali raggiungendo anche l’uomo.

Andre Botha, dell’Endangered Wildlife Trust aggiunge: “I bracconieri non hanno alcun riguardo per animali grandi e maestosi come elefanti e rinoceronti, probabilmente ne avranno ancora meno per gli avvoltoi”. Questi uccelli procreano però molto lentamente e sebbene in Africa ci siano 11 specie su 23 in tutto il mondo, 4 di esse sono a serio rischio estinzione.

The Guardian 

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