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In Uganda la corte costituzionale ha annullato la legge voluta dal governo che prevedeva il carcere fino all’ergastolo per gli omosessuali. La legge è “nulla e priva di valore”, ha detto la corte. Infatti, secondo i giudici la legge viola la costituzione, perché è stata approvata a dicembre 2013 dal parlamento senza che ci fosse il quorum necessario ed è poi stata firmata a febbraio dal presidente Yoweri Museveni.

La norma prevedeva condanne fino a 14 anni di prigione per gli omosessuali. Per un’azione recidiva, definita “omosessualità aggravata”, si rischiavano condanne fino all’ergastolo. Il governo non ha ancora chiarito però se farà ricorso contro la decisione della corte costituzionale. In Uganda, il movimento contro gli omosessuali è nato intorno al 2009 quando alcuni predicatori evangelici hanno cominciato a lavorare a stretto contatto con il governo per scrivere una legge dichiaratamente anti- gay, la cui prima versione prevedeva addirittura la pena di morte.

Molti governi occidentali hanno minacciato di sospendere gli aiuti all’Uganda se la legge non fosse stata riformata: il segretario di stato USA John Kerry l’aveva paragonata alla legislazione antisemita dell’epoca nazista. Per questo motivo, la pena di morte prevista dalla prima bozza è stata trasformata in ergastolo.

L’1 agosto la legge è stata annullata, tuttavia l’omofobia è molto diffusa e l’omosessualità rimane illegale e punibile con il carcere anche in base alla vecchia legislazione tornata in vigore dopo l’annullamento della nuova.

Internazionale

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